Tra le falesie bianche, grotte che hanno custodito sepolture di principi, antiche vie dove transitavano eserciti e ricchezze, il finalese è conosciuto dagli archeologici di tutto il mondo

La pietra del Finale, bianca calcarea con le sue grotte naturali e i nascondigli segreti, è stata per millenni un riparo perfetto per l'uomo e un contesto ambientale estremamente favorevole alla buona conservazione dei reperti.
La più significativa è la caverna delle Arene Candide, la tomba del "Giovane Principe" così chiamata per il ricchissimo corredo funerario che accompagnò il ragazzo nell'aldilà, composto da reperti provenienti da luoghi distanti migliaia di km. Risulta essere uno dei più consistenti complessi funerari paleolitici del mondo, conservati nel rinnovato Museo Archeologico di Finale, presso il Convento di Santa Caterina a Finalborgo, e nel Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli.

Ritrovamenti importanti sono avvenuti nelle necropoli rurali di Isasco e di Perti, oltre che nei famosi cinque ponti di età imperiale della Val Ponci, connessi alla via Iulia Augusta. Questa era una via consolare che collegava la Pianura Padana con la Liguria e le Gallie e scendeva a Finale.