Una piccola guida ai luoghi legati a Dante Alighieri in Liguria nel 700° anniversario della morte del Sommo Poeta

Nel 2021 ricorreranno i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Tutta l’Italia si sta preparando a ricordare il sommo poeta, le celebrazioni sono state aperte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Ravenna, che ospita il mausoleo del Sommo Poeta.

Ancora oggi, dopo 700 anni, possiamo cogliere l'influenza che l'opera di Dante ha sulla nostra civiltà e sulla nostra cultura. In Italia i luoghi danteschi, cioè i luoghi in cui la presenza di Dante, storica o leggendaria, sono numerosissimi. Molti si possono rintracciare anche in Liguria: testimonianze storiche o leggendarie del suo passaggio, segni della sua opera nell’arte e nella cultura.

Vediamo quali, da ponente a levante.

1. Da Lerici a La Turbie

Dante unisce idealmente Levante e Ponente ligure della Liguria.
Recita la Commedia (Purgatorio III, 49-51):
Tra Lerici e Turbia, la più diserta/ la più romita via è una scala/ verso di quella agevole ed aperta”.

Queste le sue parole quando con Virgilio giunge ai piedi della montagna del Purgatorio, erta e scoscesa, paragonata alle rupi e alle scogliere tra Lerici e La Turbie (oggi il comune francese La Turbie), a due passi da Ventimiglia e quindi di tutta la Liguria.
Oltre al riferimento a Lerici di cui parleremo in seguito, Dante potrebbe riferirsi anche alla strada romana Iulia Augusta, la principale via di comunicazione dell'epoca, che probabilmente il sommo poeta attraversò nell’estate del 1302 per recarsi all’Università di Parigi, dove rimase fino all’estate al 1304. Non esistono documenti che lo provino, ma un tale riferimento fa credere che il suo viaggio non sia avvenuto per mare ma per terra e che dunque Dante sia passato da Ventimiglia.
Nell'immagine: il promontorio della Tete de Chien, tra Montecarlo e La Turbie

(immagine da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tete_de_chien_vue_de_Monaco.JPG)

La Turbie, Tete de chien vue de Monaco
2. Triora

Triora, borgo antichissimo noto per i processi di stregoneria, non poteva essere presente parlando di suggestioni dantesche. Se tutto il borgo di Triora potrebbe comparire, per i suoi scuri carugi e l’aspro paesaggio, in un girone del Purgatorio se non dell’Inferno, è in una chiesetta proprio alle porte del paese che si trovano i richiami più forti a Dante.

La Chiesa di San Bernardino è un bellissimo luogo di culto risalente al XV secolo che ha al suo interno affreschi del Giudizio Universale di ispirazione chiaramente dantesca: Il Paradiso nella parte alta è una vera e propria Gerusalemme celeste, più giù il Limbo con i bambini morti prima del battesimo e poi un terribile Inferno suddiviso in sette parti come i sette peccati capitali.

A tratti, gli affreschi hanno una potenza espressiva incredibile e dovevano avere un sicuro effetto sui visitatori di allora: i demoni torturano i dannati, un Lucifero mostruoso mangia le anime dei traditori mentre sopra il suo capo bolle un pentolone pieno di eretici.

Dapprima sono stati attribuiti al pittore piemontese Giovanni Canavesio autore di un altro favoloso affresco simile nella vicina Briga, ma, successivamente, in parte o tutto, sono ritenuti opera di un pittore toscano ancora ignoto.

Nella foto, la chiesa di San Bernardino a Triora.
(credits: Margherito1, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons )

 

Chiesa_di_San_Bernardino_con_ippocastano_Triora
3. San Giorgio di Campochiesa ad Albenga

La chiesa di San Giorgio a Campochiesa, nei pressi di Albenga, è davvero uno dei tesori nascosti della Liguria.

Questo non solo perché, al suo interno, dipinto nell’abside maggiore, si trova un affresco del Giudizio Universale del 1446 ma anche per le figure immortalate nell’opera, qualcosa di davvero singolare.

Nella rappresentazione della bolgia infernale, infatti, proprio di fronte al famoso conte Ugolino della Ghrardesca che rode il cranio del vescovo Ruggeri degli Ubaldini, si trovano raffigurati lo stesso Dante e la sua guida, il poeta Virgilio. Ciò, collegato alla data dell’opera, appena poco più di un secolo dalla morte di Dante, è un caso davvero unico e parla chiaro sulla fortuna che la Commedia di Dante Alighieri già godeva poco dopo la scomparsa dell’autore.
Volendo parafrasare, con i debiti distinguo, successe allora qualcosa molto comune al giorno d’oggi, quando, cioè, viene tratto un film (ad esso sono gli affreschi murali, per la loro sceneggiatura e forza iconica) da un’opera letteraria famosa.
Nell'immagine, Albenga, la chiesa di San Giorgio a Campochiesa
(credits: Davide Papalini, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons )

Albenga-chiesa_di_san_giorgio_di_campochiesa
4. Noli
Noli un tempo fu fiorente repubblica marinara. Dante vi arrivò probabilmente nel 1306, da esule, in viaggio verso la Francia.

Noli è citata da Dante nel IV canto del Purgatorio vv.25-27:

"Vassi in Sanleo e discendesi in Noli/montasi su Bismantova e 'n Cacume/con esso i piè; ma qui convien ch’om voli".

Il riferimento è ad una discesa particolarmente impervia, come i ripidi pendii di Capo Noli arrivando da ponente, paragonata alla ascesa alla Rocca di Sanleo, alla Pietra di Bismantova o alla cima di Caccume. Ascese faticosissime e impervie, non paragonabili alla salita lungo le pareti dell'Antipurgatorio dove sarebbe meglio aver le ali per poter volare.
Nell'immagine il castello di Monte Ursino a Noli.

Castello di Monte Ursino a Noli
5. Genova

È nota l’avversione del Sommo Poeta per i genovesi, esplicitata nel XXXIII canto della Commedia con i versi:  “Ahi Genovesi, uomini diversi/D'ogni costume e pien d'ogni magagna/Perché non siete voi del mondo spersi?

Quando arriva nel IX e ultimo cerchio dell’Inferno, nella Tolomea, che ospita i traditori degli ospiti, Dante incontra Branca Doria membro di una illustre casata genovese che aveva fatto uccidere suo suocero invitandolo ad un banchetto. Quando Dante scrive, tuttavia, Branca Doria era ancora in vita; ma il suo peccato era stato così grave che la sua anima bruciava già all’inferno.

Sull’astio di Dante per Genova e per i Doria sono state fatte molte ipotesi. Probabilmente deriva da una contesa nata proprio a Genova durante la permanenza nella Superba di Dante, tra il 1311 e il 1312. Il poeta che, soggiornava in via dei Malocelli, dopo aver avuto una discussione animata con lo stesso Branca, sarebbe stato aggredito da alcuni servitori dei Doria.

Palazzo di Branca Doria in piazza S. Matteo a Genova
(credits: Di © José Luiz Bernardes Ribeiro, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31732842  )

Piazza_San_Matteo_-_Genoa_2014
6. Dante in Valfontanabuona

La Valfontanabuona compare nella Commedia nel XIX Canto del Purgatorio, quando parla Papa Adriano V, del casato dei Fieschi : "Intra Siestri e Chiaveri s'adima una fiumana bella, e del suo nome lo titol del mio sangue fa sua cima".

I ruderi dell’antico borgo di “Siestri” si trovano a Neirone, borgo da cui si svolge l’intera valle.
Non ci sono tracce di una presenza di Dante in quei luoghi ma probabilmente vi passò diretto a Milano nel 1311, dopo una missione in Lunigiana per conto dei Malaspina. La strada dalla costa risaliva allora la Valfontanabuona e saliva fino al feudo fiescano di  Roccatagliata, passando per Siestri.

Oggi, lungo la statale 225 della Val Fontanabuona, a San Colombano Certenoli, , in frazione Scaruglia, un ponte dicorda il Sommo Poeta dal 1981: è il Ponte Dante Alighieri.

Targhe dedicate a Dante si trovano anche a Chiavari.

Immagini: antico ponte a Ogno presso Neirone
(Credits Di Davide Papalini - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5156465 )

Ponte di Ognio
7. Dante a Sarzana

In una delle sue molte peregrinazioni di esule, Dante Alighieri il 6 ottobre del 1306 giunse a Sarzana chiamatovi per siglare la pace fra i Malaspina e il Vescovo Conte di Luni, protetto dalla potente famiglia dei Fieschi.

In Piazza della Calcandola, oggi Piazza Matteotti, Dante fu nominato procuratore dei Malaspina con un atto formale, davanti al notaio sarzanese Giovanni di Parente di Stupio alla presenza del marchese Franceschino di Mulazzo, siglando la pace per l’annosa controversia fra i Malaspina dello Spino Fiorito e il Vescovo Conte di Luni.

Nelle immagini, Piazza Matteotti a Sarzana
(credits: RThiele, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons )

Sarzana, Piazza Matteotti
8. Dante a Castelnuovo Magra

Dopo la nomina a Sarzana per conto dei Malaspina, il notaio Giovanni di Parente di Stupio e Dante mossero per Castelnuovo Magra per sottoscrivere l’atto di pace, alla presenza del Vescovo Conte di Luni che lì aveva sede.

La Val di Magra è citata nel canto XXIV dell’Inferno, versi 144-147:

Tragge Marte vapor di Val Di Magra/ ch’è di torbidi nuvoli involuto/e con tempesta impetuosa e agra

e nel canto VIII canto del Purgatorio, quando l’anima di Corrado Malaspina gli chiede notizie sulla Val di Magra e i territori circostanti, versi 115-117:

Cominciò ella/di Val di Magra o di parte vicina/sai, dillo a me, che già grande là era…

Nelle immagini, il castello dei Vescovi a Castelnuovo Magra
Foto da https://comune.castelnuovomagra.sp.it/

Castelnuovo Magra, castello dei Vescovi
9. Lerici

Dante inserisce il paesaggio di Lerici nel canto III del Purgatorio al verso 49-51:

Tra Lerice e Turbia la più diserta/la più rotta ruina è una scala/verso di quella, agevole e aperta

per descrivere la terribile rupe di ascesa del Purgatorio.

Probabilmente Dante soggiornò in Lunigiana e visitò Lerici e Portovenere, dove la costa sale ripida sul mare e l’ascesa costa fatica e visto il misticismo del luogo, suggerisce espiazione.

Lerici, il castello