I Ravioli di Niccolò Paganini, la ricetta autentica

Protagonista dell’autunno genovese tra  il Premio, il festival, e le manifestazioni e la mostra evento al Ducale, Niccolò Paganini è il fenomeno culturale di questo 2018. È scoppiata una vera e propria paganinimania alla scoperta della genialità di un genovese conosciuto in tutto il mondo.

Paganini non ripete è un motto che sanno tutti  come il fatto che fosse un celebre violinista e incredibile compositore. Non tutti, forse, tutti conoscono le sue passioni gastronomiche, più volte riprese nelle sue lettere. Niccolò Paganini amava i piaceri della tavola e soprattutto la cucina genovese. Amava e menzionava spesso il minestrone preparato da sua mamma Teresa, oppure la farinata genovese e soprattutto i ravioli. Non è esagerato definirlo cultore dei ravioli con il ripieno e del toccu alla genovese.

Paganiini avrà mai avrà fatto il bis dei ravioli? Chissà. Gli avrà preparati con le sue mani o solo gustati? Domande e risposte che dividono e uniscono. Una cosa è certa: conosceva molto bene la ricetta, che ancora oggi possiamo provare ai nostri fornelli grazie a una copia conservata presso la biblioteca del Congresso,a Washington, negli Stati Uniti.

La ricetta originale

Per una libbra e mezza di farina due libbre di buon manzo magro per fare il suco. Nel tegame si mette del butirro, indi un poco di cipolla ben tritolata che soffrigga un poco. Si mette il manzo, e fare che prenda un po’ di colore. E per ottenere un suco consistente si prende poche prese di farina, ed adagio si semina in detto suco affinché prenda il colore. Poi si prende della conserva di pomodoro, si disfa nell’acqua, e di quest’acqua se ne versa entro alla farina che sta nel tegame e si mescola per scioglierla maggiormente, e per ultimo si pongono entro dei fonghi secchi ben tritolati e pestati; ed ecco fatto il suco.

Ora veniamo alla pasta per tirare le sfoglie senza ovi.

Un poco di sale entro la pasta gioverà alla consistenza della medesima.

Ora veniamo al pieno. Nello stesso tegame colla carne si fa in quel suco cuocere mezza libbra di vitella magra, poi si leva, si tritola e si pesta molto. Si prende un cervello di vitello, si cuoce nell’acqua, poi si cava la pelle che copre il cervello, si tritola e si pesta bene separatamente, si prende quattro soldi di salsiccia luganega, si cava la pelle, si tritola e si pesta separatamente. Si prende un pugno di borage chiamata in Nizza boraj, si fanno bollire, si premono molto, e si pestano come sopra. Si prendono tre ovi che bastano per una libbra e mezza di farina. Si sbattano, ed uniti e nuovamente pestati insieme tutti gli oggetti soprannominati, in detti ovi ponendovi un poco di formaggio parmigiano. Ecco fatto il pieno.

Potete servirvi del capone in luogo del vitello, dei laccetti in luogo di cervello, per ottenere un pieno piu’ delicato. Se il pieno restasse duro, si mette nel suco.

Per il ravioli, la pasta si lascia un poco molla. Si lascia per un’ora sotto coperta da un piato per ottenere le foglie sottili.

 

 

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