Due speroni di roccia, una fortezza che sembra uscire da un racconto di Tolkien; nel cuore del parco dell’Antola

“Comme un enurme mostro, fulminòo ne l’impeto de un urlo contra-o çe” (come un enorme mostro fulminato nell’impeto di un urlo contro il cielo). L’immagine suggestiva è di Edoardo Firpo, il più grande poeta dialettale genovese. Ancora oggi, questa descrizione così pittoresca, si addice perfettamente al Castello della Pietra, da mille anni incredibile monumento costruito tra i due speroni rocciosi a dominio della Valle di Vobbia.

Il suo nome deriva dalla famiglia "della Pietra" che ne fu proprietaria fino al 1518 anche se, geologicamente, le sue mura si trovano strette tra due grandi torrioni di puddinga tipica della zona.

Non esiste una data certa per la sua fondazione, ma si ipotizza che risalga al 1100 d.C. e controllasse la zona comprendente l'Alta Val Borbera travalicando il colle di San Fermo. Imprendibile roccaforte, nell'epoca dei feudi imperiali dominava le valli risalenti verso il Monte Antola e, negli anni, passò di mano tra vari signori fino al trattato di Campoformio (1797) che sanciva la fine dell'epoca feudale, dopo cui subì una fase di abbandono.

Dal 1993 gli interni del castello sono visitabili: cisterne, segrete, camini, scale, posti di guardia, camminamenti di ronda e l'ampia sala centrale ospita spesso rappresentazioni teatrali, concerti, sagre e mostre.

Per arrivarci si può usare il sentiero che si stacca dalla SP8 oppure con lo spettacolare Sentiero dei Castellani da Vobbia diviso in dieci tappe, per rivivere l’emozione di chi arrivava un tempo a questo vero e proprio nido d'aquila a guardia della Val Vobbia.

Oggi il Castello della Pietra è soprattutto una delle più importanti attrazioni dell’entroterra genovese.
La visita al Castello prelude alla conoscenza della vallata del Vobbia, dove si trova la lussureggiante oasi faunistica del Reopasso, frazioni immerse nel verde come quella di Noceto, angoli indimenticabili come quello della cappella di San Fermo.