La storica residenza di Andrea Doria è il fiore all’occhiello del Cinquecento genovese. Dall’ampio giardino all’italiana agli ambienti interni impreziositi da splendidi affreschi, la Villa è un autentico gioiello di arte e storia

A pochi passi dalle vie del centro, lasciati alle spalle i fischi del treno e il confuso via vai della stazione, la strada si apre al cospetto di un grande palazzo, che si staglia austero sui passanti. Una severità, la sua, pronta a svanire non appena varcato il portone d’ingresso, dal quale si accede a un giardino variopinto, ricco di fiori, verde e marmi apollinei.

Questa l’accoglienza calorosa della Superba ad Andrea Doria, che nel 1521 acquista il Palazzo dalla famiglia Lomellini per farne un’oasi di pace e bellezza in cui rifugiarsi dopo i suoi burrascosi viaggi. Pochi anni dopo, nel 1529, la dimora viene ampliata con l’acquisto di un palazzo attiguo, presto inglobato nel nucleo preesistente.

Il giardino, che si presenta oggi nel suo aspetto originario, ospita la fontana del Tritone, scolpita da Montorsoli e un viale pergolato impreziosito da colonne e pilastri con nicchie, fregi e divinità pagane; un gioiello dal sapore raffaelliano che si schiude ai piedi di due ampi scaloni che conducono alle porte della residenza.

Articolati in due sezioni, gli sfarzosi ambienti della villa accolgono i visitatori in un vero e proprio viaggio nel tempo e nella storia dell’arte. Qui sono ancora custodite opere di altissimo valore, figlie di una grande committenza: dalla tavola eseguita da Sebastiano del Piombo, ai tanti ritratti di Andrea Doria, dalle sculture di Filippo Parodi agli arazzi quattrocenteschi che cantano le imprese di Alessandro Magno.

Fortemente danneggiato dai bombardamenti, il palazzo di Andrea Doria fu riaperto al pubblico nel 1995, a seguito di una lunga opera di restauro che ha restituito l’antico splendore a uno dei più importanti complessi monumentali del Cinquecento genovese.

 

Genova, Piazza del Principe 4

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