Una meravigliosa residenza seicentesca custodita da monumentali telamoni. Marmi, affreschi e intrecci di volte per la dimora dei Brignole e dei Durazzo, visitabile da ottobre 2017

Visibile al pubblico per la prima volta a ottobre 2017 in occasione dei Rolli Days, Palazzo Gio Carlo Brignole racchiude un intreccio di volte, affreschi e sculture che vi lascerà a bocca aperta. Varcato il portone d’ingresso, sorretto da due telamoni monumentali che esprimono nella tensione muscolare e nell’espressione seria, quasi corrucciata, tutta la fierezza della famiglia, il palazzo vi accoglierà in un atrio con soffitti incredibili, la cui decorazione si spinge fino ai piani superiori. Un trionfo di colori e marmi, intento a cantare le glorie dell’antica aristocrazia genovese.

L’area in cui sorge questa residenza non fu compresa nella pianificazione urbanistica dell’antica Strada Nuova e divenne proprietà di Gio. Batta Brignole tra il 1623 e il 1626, anno in cui l’architetto Bartolomeo Bianco ricevette l’incarico di progettare il palazzo. Tuttavia del nucleo abitativo originale rimane ben poco poiché già nel 1671 il figlio Giovanni Carlo avviò un’ingente opera di ristrutturazione e ampliamento diretta da Pietro Antonio Corradi.  Proprio nel corso di questi lavori vennero inseriti, a guardia dell’ingresso, i due telamoni scolpiti da Filippo Parodi.

Gli affreschi che si possono ammirare attualmente sono frutto di un intervento decorativo posteriore, voluto presumibilmente dall’omonimo nipote di Giovanni Carlo e opera del genio artistico di Gregorio De Ferrari e di suo figlio Lorenzo.

La decorazione dell’atrio risale agli anni 20 dell’Ottocento, quando la proprietà passò ai Durazzo, che si occuparono dell’ultima grande ristrutturazione dell’edificio, gemma oggi gelosamente custodita nello scrigno dei Rolli.

 

Il Palazzo è visitabile solo in determinati periodi dell'anno