Uno scrigno di storia, arte e mitologia nel cuore del centro storico. Edificato tra il 1555 e il 1560, il Palazzo si distingue per il forte impatto scenografico e l’originale struttura architettonica

Custodita nell’intricato gomitolo dei caruggi di Genova, piazza Campetto è una piccola gemma davvero da non perdere. Qui, a pochi passi da piazza Banchi e dai divertimenti del Porto Antico, sorge un’antica residenza nobiliare che da secoli custodisce leggende pagane e racconti mitologici, narrati dai più grandi pennelli del Cinquecento e del Seicento genovesi.

Edificato tra il 1555 e il 1560 per volontà di Vincenzo Imperiale e sul progetto di Giovan Battista Castello, detto il Bergamasco, Palazzo Imperiale accoglie i visitatori con un ampio portale adornato da colonne doriche. La facciata curvilinea, finemente decorata a stucchi da Marcello Sparzo, segue docile l’andamento di Campetto e spicca nella piazza per il grande impatto scenografico.

Dal secondo piano si affacciano mascheroni, putti e telamoni, mentre dalle finestre anche chi decide di non varcare la soglia del palazzo può intravvedere gli affreschi di Ottavio Semino e Andrea Ansaldo.

Palazzo Imperiale si distingue dalle altre residenze nobiliari genovesi grazie all’originale disposizione dello scalone, che si staglia su un lato del cortile e sfoggia medaglioni e angoli di grotta dipinti da Luca Cambiaso.

Ampliato sul finire del Cinquecento dal doge Gio. Giacomo Imperiale, il palazzo subì gravi danni sia nel 1684 per un colpo di cannone francese, sia nell’ottobre 1942 quando un violento bombardamento ne fece crollare parzialmente le volte del piano nobile.

Oggi, è possibile visitare i piani superiori solo in particolari periodi dell’anno, mentre l’atrio è sempre visibile poiché sede di una bottega antiquaria: vi basterà superare il portone d’ingresso per ammirare le “Storie di Psiche”, dipinte da Giovan Battista Castello.

 

Genova, Piazza Campetto 8