L'italiano del settantunesimo Festival di Sanremo. Intervista al Prof. Lorenzo Coveri

Come sarà il settatunesimo Festival di Sanremo?
L’attesa è grande, ma tra poco lo sapremo. Intanto, sappiamo già come sarà la sua lingua, l’italiano delle canzoni del Festival: il Prof. Lorenzo Coveri, ordinario di Linguistica Italiana all'Università di Genova e Accademico della Crusca, ha letto e studiato i testi delle canzoni dal punto di vista della lingua. Coveri non è nuovo a queste cose, ogni anno stila le pagelle della lingua delle canzoni del Festival e collabora con diverse testate analizzando gli aspetti linguistici del Festival di Sanremo. Anche quest’anno, i suoi giudizi riguardano unicamente la parte dell’italiano, cui si dovranno aggiungere la musica, gli arrangiamenti e l’interpretazione per avere un quadro completo.

Prof Coveri, com’è l’italiano delle canzoni del Festival di Sanremo?

L'italiano del Festival di Sanremo rientra nella più generale categoria della lingua della musica leggera italiana, con qualche particolarità. L’italiano del Festival è rimasto uguale a sé stesso per molto tempo e poi ha subito drastiche innovazioni. Negli ultimi anni, soprattutto, è accaduto qualcosa di nuovo. Già alcuni linguisti avevano parlato di una lingua specifica della canzone sanremese, un italiano convenzionale, coincidente con la canzonetta di un tempo, ancien régime: rime baciate, monosillabi e parole tronche in fine di verso, inversioni sintattiche, lessico aulico.
Questo stile linguistico è stato sconvolto dalla rivoluzione portata da Modugno e dai cantautori negli anni Sessanta. Poi però ci fu un lungo periodo di crisi negli anni Settanta e Ottanta, quando il Festival sembrava destinato a spegnersi ma in cui, invece, la kermesse si è aperta, anche su pressioni del mercato discografico, assumendo anche forme più vicine alla realtà della scena musicale contemporanea. L’ultima rivoluzione sono state le edizioni curate da Claudio Baglioni, con l’arrivo dei talent e dei social, elemento che ha rivoluzionato, dopo la tv, la natura stessa della manifestazione.

Quali sono i temi e gli stili di moda quest’anno?

Oltre alla classica canzonetta “sanremese”, (vedi Arisa, Orietta Berti e altri) a noi linguisti non può sfuggire il fenomeno del rap, dove la parola è privata o quasi della musica, ma ha un suo ritmo. La sua nudità e la sua crudezza, ricordano l’ambiente delle origini, i ghetti neri dei grandi slums americani. In Italia è nato come una nicchia con Caparezza, Fabri Fibra, Frankie High Energy, con improvvisazione free style, parole a raffica, rime a sorpresa calembours, riferimenti politici e sociali, anche se non ha mai abbandonato la tradizione cantautorale. Oggi dopo circa un quindicennio è diventato mainstream con esponenti come Fedez, J-Ax, Marracash, Guè Pequeno e altri e ora poi spopola la trap con i suoi contenuti politicamente scorretti (sesso, soldi, sostanze), di cui esponente tipico è Achille Lauro. Molto particolare e innovativa quest'anno è Madame, una rapper al femminile con una canzone "gender fluid", che ha appena ricevuto il premio Lunezia. C'è poi chi protesta per la riapertura dei teatri, come Willie Peyote, nella cui canzone si conta il maggior numero di parolacce e anglismi.

Che cosa ha portato di nuovo la direzione di Amadeus?

La direzione di Amadeus quest’anno ha privilegiato il territorio della musica indie, quella dei più giovani: ben 16 su 26 interpreti arrivano da lì, alcuni dei debuttanti figurano già nella lista sei campioni. Questo indubbiamente porterà freschezza in tutta questa edizione.

Lei ha letto tutti i testi delle canzoni di Sanremo 2021. C’è qualcosa che li accomuna, un filo conduttore?

Chi si aspettava una presenza massiccia del Covid nei testi è rimasto deluso: c'è solo qualche allusione alla pandemia, come ad esempio nella canzone di Francesco Renga. Accade però una cosa curiosa quest’anno: molti testi citano ampiamente nomi di farmaci: da Aiello che cita l’ibuprofene a Gio Evan, la cui canzone ha per titolo “Arnica” a Max Gazzè che fa un vero e proprio prontuario di rimedi naturali. C’è un precedente in tal senso, una vecchia canzone del 1999 dei Subsonica che era tutta nomi di farmaci.

Qual è la parola più usata nelle canzoni di Sanremo 2021?

La parola “amore”, storicamente è la dominante: dal 1951, dall’inizio del Festival, è apparsa già più di 100 volte nei titoli delle canzoni. Ma, a differenza delle altre edizioni che la vedevano trionfare, “amore” non è la vera dominante di Sanremo 2021, anche se la troviamo in “Amare” di La Rappresentate di Lista e anche nel titolo di Orietta Berti. Parole frequenti sono "cuore" , "casa", "via", "vita".

Secondo lei, chi vince il Festival di Sanremo della lingua italiana?

Ci sono alcune conferme e molte novità: sempre bravissimo, forse il migliore, Max Gazzè. La sua canzone, Il farmacista, è una filastrocca ironica, fatta di versi di poche sillabe, come nomi di farmaci, vere e proproe pillole, per alleggerire questo periodo di pandemia. Ma dietro c’è una metrica studiata, barocca, fatta di versi senari e quinari sdruccioli, che richiama addirittura il libretto del Don Giovanni di Mozart.
Colapesce e Dimartino, invece, sono esordienti all’Ariston con Musica leggerissima. Il brano è un vero e proprio inno alla musica leggera (“anzi leggerissima”), tra risonanze alla Fossati e immagini più stereotipate, ma un testo di alta qualità per Sanremo. Creatività e divertimento invece in Coma_Cose per la loro raffinata capacità di manipolazione testuale. Un premio anche a Irama, che nella sua canzone coniuga bene un congiuntivo.