Importanti pezzi dinastia Song importati in Giappone nel Trecento. I riti e la riscoperta delle tradizioni legate a bronzi, utensili e oggetti. Fino al 30 marzo 2018

La mostra Cibo per gli Antenati, Fiori per gli Dèi, in programma fino al 30 marzo 2018 al Museo Chiossone di Genova, presenta la collezione di manufatti in bronzo e metallo dalla dinastia Song Meridionale (1127-1279) fino alla fine del secolo XIX, importati in Giappone a cominciare dal periodo Muromachi (1393-1572).

L’esposizione nasce da un simposio internazionale “Antichi bronzi cinesi in Giappone e Italia”, svoltosi all'Istituto Giapponese di Roma e frutto di collaborazione con il Museo d'Arte orientale Chiossone di Genova, che ha trattato della genesi e riscoperta degli utensili e delle radici storiche e culturali di arti e stili di vita del Giappone come l'ikebana e la cerimonia del tè.

I vasi in bronzo della Cina arcaica furono usati dal secondo millennio a. C. fino alla fine della dinastia Han nel secolo III d.C. per le offerte rituali di carni, cereali e bevande fermentate agli Antenati. In epoca storica, al tempo della dinastia Song Settentrionale (960-1127), furono riscoperti per ricostruire i riti antichi e documentare il vasellame rituale in bronzo dell’Antichità, con l’uso di classificazioni e catalogazioni illustrate e con la riproduzione in bronzo e ceramica degli esemplari arcaici.

La mostra documenta il plurisecolare interesse cinese per le antichità e il gusto, coltivato dall’aristocrazia militare giapponese e dai maestri del tè, di collezionare vasi cinesi in bronzo per comporre i fiori (hanaike 花生). Il Museo Chiossone ospita una importante collezione di bronzi dalla Protostoria (i periodi Yayoi e Kofun, secoli III a. C – VII d.C.)  fino al tardo periodo Meiji (1868-1912).

Il Museo Chiossone raccoglie l’importante collezione d'arte giapponese e cinese del genovese Edoardo Chiossone (1833-1898). La mostra vanta prestiti importanti, provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, dal Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma e da collezioni private.

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