Itinerario I: Ventimiglia, Dolceacqua, Isolabona, Pigna, Triora, Molini di Triora, Loreto, Ceriana, Sanremo, Castellaro, Ospedaletti

L’itinerario prende avvio a Ventimiglia, il comune ligure più ad occidente, dove si può ammirare la Cattedrale dell’Assunta, eretta tra XI e XII secolo sulle rovine di un precedente edificio carolingio, e l’attiguo Battistero, costruito nell’XI secolo a pianta ottagonale. Si segnala la visita al Santuario di Nostra Signora delle Virtù, in frazione Roverino, sorto nel 1520 quando i frati Agostiniani costruirono una cappella per custodire un’immagine della Madonna. Si risale la Val Nervia lungo la SP64 attraversando i paesi di Camporosso e Dolceacqua, borgo medioevale dominato dal Castello dei Doria (XII-XV sec.). Notevole il polittico di Santa Devota (XVI sec.) di Ludovico Brea, conservato nella chiesa di Sant’Antonio Abate.

Merita una visita il Santuario di Nostra Signora Addolorata, voluto nel 1890 dalla devozione degli abitanti. Proseguendo si incontra Isolabona, borgo montano della Val Nervia dove si può visitare il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, eretto nel XVI secolo e situato nel luogo di un antico pilone votivo. Proseguendo nella stessa direzione giungiamo a Pigna, con la chiesa di San Michele Arcangelo, edificata nel XIII secolo. Poco dopo Pigna si devia verso il Santuario della Madonna del Passoscio, la cui edificazione, secondo la tradizione, è legata alla storia di un pastore del luogo che avrebbe ritrovato un quadretto raffigurante l’Annunciazione di Maria tra i cespugli; si prosegue verso Buggio con il suo Santuario di Nostra Signora Addolorata e San Rocco, edificato nel 1740 a circa 700 m di altitudine dove è conservata la statua della Madonna Addolorata.

Riprendendo la SP65 verso l’alta Valle Argentina, da visitare Molini di Triora con il Santuario della Madonna della Montà, la cui primitiva chiesa risale al XIII secolo, e Triora con il santuario dedicato a Nostra Signora di Loreto, la cui fondazione potrebbe risalire al XVI secolo. Tornando indietro si imbocca la SP65 per Langan quindi la SP75 per Bajardo Ceriana. Poco dopo Langan si incontra il Santuario di San Giovanni dei Prati, fondato prima del 1478 dai Benedettini. Da qui si prosegue verso Bajardo, quindi, imboccata la SP55 verso Ceriana, si può visitare il Santuario di Nostra Signora della Villa a Ceriana, edificato su un antico tempio del 1218, abitato da un eremita.

Proseguendo lungo l’Aurelia si arriva ad Ospedaletti, con il Santuario della Madonna delle Porrine, che si suppone debba il suo nome ad una varietà di gigli detti “Porrine” e la cui primitiva fondazione risale al 1584, dopo un’incursione dei pirati.

Proseguendo sulla verso la costa, lungo l’Aurelia (SS1), si arriva a Sanremo. Prima del centro costiero incontriamo il Santuario di Nostra Signora della Costa, edificato nel 1361 per festeggiare la liberazione di Sanremo dall’egemonia della famiglia Doria. All’interno della città non può mancare la visita alla Cattedrale di San Siro, eretta nel XII secolo sui resti di una chiesa paleo cristiana (fare attenzione quando va a capo paleo-cristiana). Nella zona più interna della città della Riviera dei Fiori, nella frazione di Poggio, si segnala il Santuario di Nostra Signora della Guardia, nato secondo la tradizione in ricordo di un’apparizione nel 1667 della Vergine al contadino Giovanni Peri, che si fece poi promotore della costruzione dell’edificio.

Seguendo la costa (SS1 bis) e rientrando lungo la SP51 nel comune di Castellaro, merita la visita il Santuario di Nostra Signora di Lampedusa: vi si giunge percorrendo una strada fiancheggiata sulla sinistra dalle quindici cappellette o edicole, rappresentanti la Via Crucis. Fu edificato fra il 1602 e il 1619. Il quadretto raffigurante la Vergine Maria, posto sull’altare maggiore, proviene proprio dall’isola di Lampedusa dove fu fatto prigioniero dai pirati barbareschi Andrea Anfosso, un cittadino di Castellaro. Secondo la tradizione locale l’uomo, dopo essersi rivolto alla Vergine, riuscì a liberarsi dalla prigionia. Ritornò nel paese d’origine portando con sé il quadretto mariano, utilizzando la tela come una vela.