Arriva il Carnevale e, con esso le bugie. Come le chiamate dalle vostre parti? Ecco un breve elenco

Sono simili, si assomigliano tutte. Sono piccoli rombi dentellati o nastri più o meno sottili. Sono cosparse di zucchero a velo, alcune addirittura hanno la pancia piena di marmellata. Allietano le giornate fredde di febbraio e sono spesso collegate a travestimenti e risate.

Sono le bugie, il dolce tipico del Carnevale. Probabilmente risalgono al tempo dei romani: le frictilia, infatti, erano preparate per festeggiare i saturnali, quando venivano distribuite a tutti i partecipanti, in abbondanti porzioni.

Bugie, cenci, chiacchiere, cròstoli, frappe, gale e galani, intrigoni, sfràppole e zéppole, hanno così tanti nomi che anche i linguisti non sanno più cosa fare: l’Accademia della Crusca ha provato a catalogarle in questo post.

Anche noi abbiamo chiesto lumi al prof. Lorenzo Coveri, ordinario di Linguistica Italiana all’Università di Genova.

“È sicuramente uno dei geosininonimi che ha più varianti nella lingua italiana. Un altro, ad esempio, è il termine usato per “marinare” la scuola.
La stessa origine è diversa a seconda delle zone. Si possono organizzare in gruppi semantici: alcune regioni fanno riferimento a nastri, strisce, fiocchi o intrecci, i bastoncèlli e frangette e i fiòcchi in Toscana; ma anche le gale in Piemonte (la gala è una striscia di tessuto che si metteva sul cappello), galani in Veneto, (galan in veneto significa ‘fiocco, balza’), gli intrigoni in Emilia Romagna;
Altre regioni richiamano la forma sferica, un frutto, un seme: castagnòle di Friuli, Veneto, Marche, Toscana e Lazio; cicerchiata in Abruzzo e centro Italia (cicerchia nome di una leguminosa, dal latino cicercula dimin. di cicer ‘cece’), le favarèlle, favétte, favìcchie o fàve mielàte della Toscana, la pignolata di Calabria e Sicilia.
C’è poi chi si riferisce alla loro croccantezza: crogétti in Toscana (da crogiare ‘rosolare’), crostoli, grostoli , grostoi in Trentino, Friuli e Veneto, taralli in Basilicata (dal lat. torrere ‘disseccare, abbrustolire’), ma anche a materiale di scarto, cenci, trucioli o stracci toscani, o frappe. Infine ci sono le parole che appartengono al gruppo di chiacchere, cioè cose inutili e scherzose, come le frappe, i berlingozzi toscani il nome toscano del ‘giovedì grasso’) e le stesse bugie”.

E in Liguria? Predomina su tutti “bugie”, ma anche “chiacchere” e addirittura “crustoli”. Sia come sia, se volete provare a cucinarle, ecco la ricetta delle bugie!

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