Storia di una tradizione ligure approdata davanti al Papa, che si ripete ogni anno alla Domenica delle Palme

Il legame tra le palme e il ponente ligure, oltre che antico e radicato, è fortissimo ancora oggi, tanto che questa pianta caratterizza decisamente il colpo d’occhio della Riviera tra Sanremo e Ventimiglia.

Ma, quando un grande pittore, Claude Monet, immortalò sulle sue tele i grandi florilegi di palmizi del sentiero del Beodo di Bordighera, dopo avervi passato un mite inverno nel 1884, la tradizione e la coltivazione delle palme nella zona era già una pratica affermata da molto tempo. Giardini e piantagioni di palme vennero allestite da magnati anglosassoni come Hanbury a la Mortola (1867), a Ventimiglia, esistevano già i giardini di Winter, villa Garnier (1872) e i Moreno a Bordighera e Villa Parva a Sanremo (1884).

Nota come Citta' delle Palme, Bordighera, infatti, ospita il più settentrionale vivaio di Phoenix dactylifera, la tipica palma africana alta fino a 20 metri, e praticamente da sempre, è la sede di produzione e commercio dei palmureli, le foglie di palma dedicate alla celebrazione della Domenica delle Palme, tanto da arrivare a rappresentare la nostra regione addirittura al Soglio Papale.

La storia di come si è arrivati a questo è straordinariamente interessante e si compone di molte delle caratteristiche distintive dalla Liguria: la mitezza del clima, l’abilità marinara, il respiro internazionale e la devozione dei suoi abitanti.

La tradizione vuole che ad introdurre le palme a Bordighera sia stato l’anacoreta Ampelio, originario della Tebaide, sbarcato a Bordighera nel 411 d.C., ma probabilmente la pianta era già arrivata con i mercanti fenici che spesso frequentavano la zona nel IV secolo a.C.

Le foglie di palma sono legate al culto del Cristo in Terra Santa e alla sua trionfale entrata in Gerusalemme, quando venne accolto sventolando foglie di palma e rametti d’olivo, momento che segna l’inizio della tradizione pasquale con la Passione e Crocefissione. A questo scopo, in Riviera si preparano i palmureli , foglie di palme cui, nel mese di marzo, viene fermata la pigmentazione chiudendone e legandone le corolle. Queste vengono poi tagliate e composte in intrecci particolari.

L’approdo in Vaticano di questa particolare tradizione ligure è davvero molto interessante. Nel 1500, Papa Sisto V, per riportare Roma alla grandezza classica, decise di spostare in Piazza San Pietro l’obelisco egizio posto ad una estremità del Circo di Nerone: l’operazione, affidata all'architetto Domenico Fontana, partì nell’aprile 1586, ma incontrò subito molte difficoltà a causa dell’immensa mole dell’oggetto che rischiava di spezzare le funi di canapa impiegate. Il Papa aveva inoltre imposto il silenzio più totale durante l’operazione, pena la morte. Ma, durante le fasi più concitate, per evitare che le corde si spezzassero, Capitan Bresca, marinaio di origine sanremese che partecipava alle operazioni, vedendo tendersi le funi al limite della rottura, urlò Aiga ae corde!, "bagnate le corde", in dialetto sanremese, l’unico rimedio per evitare che si spezzassero. L’operazione riuscì e l’obelisco e chi vi lavorava furono salvi. Nonostante avesse rotto il silenzio voluto dal Papa, Capitan Bresca si salvò e venne ricompensato da Sisto V, che accordò in perpetuo a lui ed ai suoi discendenti l'onore di inviargli, ogni anno, per la Pasqua, i palmureli di cui la sua famiglia faceva commercio.
Da allora una “Barca delle Palme” dei Bresca collega Sanremo e Roma portando, all'andata, foglie di palma lavorate, agrumi, olio d'oliva e vini moscatelli, mentre in occasione del viaggio di ritorno si caricavano prodotti da esportare in Riviera.

Una tradizione che sopravvive ancora oggi: nel colonnato di San Pietro, dal balcone di Papa Francesco, la domenica prima di Pasqua sventolano i palmureli liguri.