Storia, personaggi e classifiche del mitico negozio di dischi di Genova. Qual è il miglior album del 2020?

Musica, dischi, personaggi, calcio, classifiche, fidanzate. Ricordate Alta Fedeltà, il libro di Nick Hornby? In quel romanzo (1995), poi film di Stephen Frears (2000) con John Cusak, Rob, un post-trentenne un po’ frustrato che fa classifiche su tutto, gestisce come meglio può un negozio di dischi, tra i personaggi improbabili che lo frequentano, delusioni amorose e vinili che segnano il tempo e la storia della musica.
E se scopriste che il Championship Vinyl e Rob esistono davvero, a Genova per di più? Se conoscete già Disco Club di via San Vincenzo, a due passi dalla Stazione Brignole, sapete già di cosa stiamo parlando. Anzi, probabilmente siete già nella sceneggiatura di Gian, il protagonista di questa storia. Se non conoscete Disco Club, probabilmente ci ringrazierete dopo aver letto questo articolo.

Sì, perché accade anche questo in Liguria: che il tempo passi e lasci sacche, pertugi, nascondigli in cui il mondo resta quello di una volta, anche se quella volta è “solo” 55 anni fa. Proprio quelle sono le candeline appena spente dal negozio di dischi di via San Vincenzo: in 55 anni ne è passata d’acqua nel Bisagno. E di musica sugli scaffali.

Quando entro, Gian, il grande capo di Disco Club, sta parlando al telefono. Dall’altra parte del filo c’è qualcuno che vorrebbe un album introvabile di Rod Stewart e lui lo rassicura, “Abbi fiducia, prima o poi comparirà”.
Nell'attesa mi metto a guardare i dischi, e subito arriva un tipo a mostrarmi un LP, se conosco quel gruppo, che genere fanno. Il nome del gruppo, in caratteri gotici è pressoché illeggibile, ma già dice tanto sullo stile.  “Purtroppo non li conosco – gli rispondo - ma dalla copertina ricca di zombie, morti viventi e corpi decomposti, non credo sia Laura Pausini… penso sia death metal”.
"Eccomi!", mi dice Gian: “Ma vedo che la tua iniziazione a Disco Club l’hai già fatta, hai conosciuto uno dei nostri personaggi, il Liquido, uno che cerca musica di un certo tipo. Ultraterrena, solenne, direi”.

Capisco subito che Disco Club, a Genova (trovarlo è facile, sta proprio sotto quel brutto grattacielo vicino alla stazione Brignole), non è un “semplice” negozio di dischi, è qualcosa di più. Anche perché esiste e resiste da ben 55 anni, mentre tutto attorno s’è fatto il vuoto: negozi di dischi non ne esistono praticamente più.

La storia di Disco Club

Chiedere a Gian, Giancarlo Balduzzi, di raccontare la storia di Disco Club è come fare un “Greatest Hits” della musica degli ultimi 50 anni. Ed anche un “Best of” della storia di Genova.

“Questo negozio ha aperto il 19 dicembre 1965. Ovviamente io non c’ero, cioè avevo appena 18 anni, c’era il proprietario di allora, Carlo Calderone. Quel giorno, era domenica, tornavo da una partita della Samp. Un disastro. Avevamo perso 5 a 0. Ma era l’Inter di Jair, Mazzola e Facchetti… vabbè. Abitavo di fronte alla stazione, mio padre era ferroviere. Incuriosito dalla musica e dalle luci sono andato a vedere: un nuovo negozio di dischi aveva aperto sotto casa mia. In vetrina trovai cose nuovissime per me, tanto che la domanda che mi feci fu quella che molti ora mi rivolgono: “Ma come farà questo a sopravvivere se non conosco nemmeno uno di questi dischi?”. Ormai però era fatta. M’ero contagiato. In poco sono diventato un cliente abituale. Con il tempo diventai amico del gestore finché un giorno mi chiese di aiutarlo con le vendite per corrispondenza. Fu il passo decisivo: all’inizio era un bollettino con due articoletti, poi divenne una rivista “Pop Records” che uscì dal 1973 al 1975 e su cui scrivevano ragazzi che oggi sono critici musicali importanti, da Tortarolo a Brighenti a Enrico Ghezzi, Poggini e altri. Ma per me era un hobby: lavoravo in banca e appena finito di lavorare andavo di corsa in negozio, era la mia passione. C’era pure una commessa. L’ho sposata e così ho legato per sempre il mio destino a Disco Club e alla musica. Poi nel maggio ’78 ho rilevato il Disco Club di Santa Margherita Ligure. Il mio lavoro in banca aveva i giorni contati: nell’82 l’ho mollato, non ce la facevo più. Calderone intanto voleva vendere: era più commerciante che amante della musica, e poi la scena nel frattempo era cambiata, a lui piacevano Dean Martin e Frank Sinatra, ma a quei tempi c’erano già i Clash, non ci capiva nulla. Così ne approfittai. Ed è dal 1 gennaio 1984 che sono qui…”

Intanto Gian serve un cliente. E’ un ragazzo, avrà 16 anni, cerca il vinile di un album di Neil Young “Times fade away”. E qui mi rendo conto che potrei salire in cattedra: quel disco è introvabile, il vero Graal degli amanti Neil Young, pure io l’ho cercato per anni inutilmente. Mi rendo conto che anche per me il contagio è ormai completo. “Perché, sai – mi precisa quel ragazzo, sarebbe un regalo per mio padre, io ascolto cose diverse… -  e mi mostra un disco dei Pere Ubu.
Gian, Giancarlo Balduzzi
Discoclub, Genova
Disco Club, Genova

Gian, com’è cambiata la musica dal 1965? Dacci qualche tappa fondamentale…

“Nel 1965 la musica era ancora quella dei miei genitori. Sono del 1947: i miei ascoltavano Claudio Villa, Achille Togliani, Nilla Pizzi… ma qualcosa cominciava a cambiare, i Beatles c’erano già, era questione di poco. Allora si andavano a cercare i 45 giri dove si compravano le lampadine, da un elettricista o da un casalinghi. Poi è arrivato Celentano: ricordo quando ha dato le spalle al pubblico al Festival dei Sanremo. Noi vedevamo la TV insieme ai vicini e puoi immaginare le reazioni “Maaducou! Pà ina scimmia!”. Celentano diventò subito il mio idolo assoluto per anni.
Il cambio più netto è stato con i Pink Floyd. Quella musica è durata fino a metà anni ’70, poi il Progressive è diventato troppo “cerebrale” ed è arrivata la Disco Music (che tutti una volta snobbavamo, ma ad avercela ora!) e poi l’altra vera rivoluzione, il Punk. Poi la New wave negli anni ’80 con gli U2, gli Smiths, e poi Cure, Depeche Mode. Negli anni ’90 è arrivato il Grunge, ma il disco più rappresentativo di quegli anni per Disco Club è sicuramente Grace di Jeff Buckley: bastava metterlo in negozio e anche gente che non lo conosceva lo comprava subito. Negli anni 2000 è cambiato tutto ancora una volta: si è persa la distinzione tra gruppi inglesi e americani. E oggi è difficile dire, ci sono ottimi gruppi, ma tutto si consuma rapidamente, pochi reggono alla lunga e nulla regge al ritorno dei “vecchi”, i grandi della musica."
Disco club, Genova
Disco Club, Genova

E tutto attorno a Disco Club è cambiata Genova…

Genova e via San Vincenzo li ho visti cambiare tantissimo, abitando qui vicino sono stato testimone delle demolizioni e della costruzione del grattacielo, facevo ogni tanto una foto per documentarne la storia”. Gian mi mostra cosa c’era prima: almeno otto case tipiche genovesi con una porta di ingresso alla città.
E poi “c’era” il Bisagno: prima si vedeva, c’era il ponte, il fiume era grandissimo, faceva parte della città. Per fortuna la costruzione del grattacielo ci ha rialzati abbastanza da non patire conseguenze dalle alluvioni, ma Calderone mi aveva detto che in quella tragica del 1970 l’acqua era arrivata in negozio. Altro grande cambio in via San Vincenzo è stato il G8 con la chiusura del traffico e la pavimentazione in sanpietrini. Ricordo i commercianti imbestialiti. Oggi invece ringraziano il cielo. Negli ultimi anni la grande novità è stato il turismo: prima in negozio non entrava uno straniero, ora arrivano da ogni parte, soprattutto i francesi dopo i fatti di Nizza e anche gente dal sudamerica, spesso nipoti e pronipoti di genovesi emigrati, ragazzi giovani che conoscono pure il genovese!”
Disco Club, Genova
Disco Club, Genova

Ma come ha fatto Disco club a sopravvivere prima alla grande distribuzione, poi agli Mp3, a Youtube, allo streaming e a Spotify?

“Ti rispondo parafrasando le parole di una famosa canzone italiana, Teorema di Marco Ferradini: “Prendi un cliente, trattalo bene, fallo sentire importante....”. Se il cliente diventa un amico, tornerà sempre a trovarti.”

Quindi sono davvero tanti gli amici di Disco Club…

“Si, davvero. Per i 50 anni li abbiamo raccolti in un libro – Gian lo sfoglia come un album di famiglia - sono tutti fuori di testa, noi c’abbiamo la calamita: ce n’è uno convinto di essere il batterista di James Brown, poi un altro fanatico dei Genesis che quando mi arrivarono 200 copie dello stesso album le guardò tutte per scegliere quella migliore, anche se sono identiche. E poi altri, come il Maratoneta, che ogni sera parte da qui va Nervi e torna in piazza Verdi di corsa. E poi qui partono anche discussioni animate, a qualcuno ogni tanto devo dare cartellino rosso. C’è chi ha il record. Da febbraio 2013 tengo un diario su Facebook: tutte le sere ho raccontato le storie di questo posto.”

Disco club, Genova
Disco Club Genova

Chi sono stati i veri nemici di Disco Club?

"Il primo problema è stato il passaggio al CD" - dice Gian - "Nel ’91 gli LP in vinile improvvisamente non valevano più nulla. Ne avevo un magazzino pieno, per fortuna sono riuscito a smerciarli anche se qualcuno l’ho ancora, è lì da trent’anni. Altra grossa difficoltà a Genova fu l’apertura della Fnac. Poi l’arrivo di Amazon e della musica liquida hanno inciso sulle vendite. Una volta ho sentito due ragazzi passare davanti al negozio e chiedersi come facevo a campare. Il giorno dopo ho messo in vetrina un cartello: “Io sono ancora aperto perché tu non conosci nessuno dei dischi che si vendono qui!”. Non solo: quando la Fnac ha chiuso, ho assunto io due ragazzi che lavoravano lì".

Intanto arriva Antonio Vivaldi: “Non è quello delle quattro stagioni, ma un bravo critico musicale” mi dice Gian. Viene qui come tanti per rifornirsi prima del lockdown di Capodanno. In qualche modo bisogna sopravvivere".

E al Covid? Come si sopravvive?

"All’inizio della pandemia le cose sono state difficili. Quando abbiamo chiuso la situazione sembrava disperata. Ma poi ci siamo fatti venire delle idee. I social network sono venuti in aiuto: il mio diario di Disco Club su Facebook è stato molto seguito e poi ho cominciato a tempestare gli amici-clienti, per convincerli a partecipare a Radio Disco Club, una webradio in cui loro stessi, i frequentatori di Disco Club, parlavano della loro musica. C’era l’ora del jazz, l’ora del country, quella dell’ignoranza dedicata al punk e quella “del deficiente”, scherzi a getto continuo, come accade spesso in negozio. Per incassare qualcosa mi sono inventato anche io un bonus, il “Bonus coronavirus”: è stato un successo, molti me lo hanno chiesto anche per la seconda ondata.
Ma il bello è stato quando abbiamo riaperto: tutti sono venuti per festeggiare, sostenerci e comprare dischi."

Disco club, Genova

Veniamo alle classifiche Disco Club del decennio 2010 - 2020

"Abbiamo appena eletto il disco 2020! La Befana ha eletto Bruce Springsteen con Letter to You.

2019: Ghosteen di Nick Cave and The Bad Seeds

2018: The Prodigal son di Ry Cooder

2017: How did I find Myself here, dei The Dream Syndicate

2016: Skeleton tree di Nick Cave and The Bad Seeds

2015: Carry and love, di Sufjan Stevens

2014: Are We There, di Sharon Van Etten

2013: Next day, di David Bowie

2012: Tempest, di Bob Dylan

2011: Let England Shake, di PJ Harvey

2010: Suburbs, degli Arcade Fire"


E la classifica ligure? Quali sono gli artisti che vendono di più, i più seguiti?

"Su tutti Beppe Gambetta, seguito da Paolo Bonfanti, entrambi fuori classifica. Poi c’è Edmondo Romano, e Roberta Barabino, che però è un po’ “pigra”: il suo primo primo album è stato un successo, il disco genovese che ho venduto di più, ma è stata 7 anni senza fare dischi, solo l'anno scorso è uscito il secondo album. Speriamo di sentirla presto, sette anni sono tanti! E poi per il punk c’è Dario Gaggero, che lavora qui con me, davvero sgröezo, (grezzo) che con il suo “L'esperimento del Dr. K” è andato benissimo.” Vivaldi conferma ironico: “Certo. Non aspettarti finezze ma è molto bello”.
Disco Club, Genova
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