Sull’antico acquedotto storico di Genova con uno dei suoi custodi. La storia della strada dell'acqua

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia dell’acqua. Ci sono luoghi in cui anche l’acqua, un elemento così semplice ma così necessario, ha avuto un ruolo importante nella storia del territorio, della società e della cultura dell’uomo. Genova è uno di questi.
Genova ha un rapporto tutto particolare con l’acqua in tutte le sue forme: dal mare, alla pioggia, all’acqua potabile. Da sempre i genovesi devono confrontarsi con la vastità o la scarsezza, l’abbondanza o la carenza, la forza e l’energia di questo elemento. Così, per la Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2021 abbiamo deciso di raccontarvi di una particolarità di Genova: il suo acquedotto storico e di come i genovesi riuscirono a far scavalcare all’acqua monti e colline per portarla nei “brunzìn”, cioè nei rubinetti, giù in città, in riva al mare.  
La storia dell’approvvigionamento idrico della città di Genova, pur trattando di prese, canali, tubi, dislivelli, portate e assomigli ad un trattato d’ingegneria idraulica, è emozionante e parla di una città sempre più grande che ha sempre più sete e che così allunga i suoi tentacoli nelle valli alle sue spalle per cercare di captare più acqua possibile.

Tutto comincia, forse, ma non ci sono testimonianze per appurarlo, in epoca romana, ma è dal medioevo, man mano che la città cresceva, che vennero realizzati canali di captazione finché è in epoca moderna, a partire dal famoso “Siglo des los genoveses”, nel XVI e XVII secolo, che vengono realizzate le opere più importanti del “Conduto”: è così che i genovesi chiamano l’acquedotto. Sono le “prese”, le zone di captazione nell’alta val Bisagno, che letteralmente rubavano l’acqua ai torrenti e al fiume, per trasportarla con impressionanti “ponti canale” sopra le case e le borgate, oppure farla passare nella pancia delle montagne dentro gallerie che paiono inverosimili. Più tardi ancora arrivò l’invenzione dei “ponti sifone”: straordinari “otto volanti per goccioline d’acqua” che sfruttano le leggi della fisica per far superare all’acqua dislivelli impensabili. Furono vere e proprie “grandi opere” a cui lavorarono ingegneri, progettisti e architetti, tra i più bravi e famosi di ogni epoca e che portarono alla costruzione di una vera e propria “strada dell’acqua”, di cui oggi restano le testimonianze.

Proprio di tre di queste abbiamo deciso di raccontarvi, tre tratti dell’acquedotto storico perfettamente conservati e pienamente fruibili, che abbiamo visitato assieme a Iolanda Valenti Clari, storica della Val Bisagno e dell’Acquedotto Storico e di uno dei suoi custodi, Giampaolo Malatesta, dell’associazione Gau, che fa parte della federazione di associazioni che si occupa della cura dell’Acquedotto Storico.

Il ponte di Cavassolo

Il ponte canale di Cavassolo si trova in cima alla Val Bisagno, nel piccolo borgo di Cavassolo, prima frazione del comune di Davagna lungo il torrente Bisagno, da cui poi si rientra nel comune di Genova. È un ponte canale, cioè ospita un canale dentro cui scorreva l’acqua che con una pendenza costante ma impercettibile, scendeva a valle verso Genova.

Imbocco del Ponte Canale di Cavassolo

Ponte Canale di Cavassolo

"Il progetto di prolungare l’acquedotto nasce nel 1580, ma subisce ritardi a causa della peste. Anche a quei tempi le epidemie causavano problemi seri…". Iolanda Valenti Clari

Ponte Canale di Cavassolo

Ponte Canale di Cavassolo dal basso

Quando fu costruito?

“Si comincia a parlare di ingrandire l’acquedotto nel 1580, proprio l’epoca in cui a Genova si costruivano i grandi palazzi dei Rolli, ma il progetto è subito bloccato dall’epidemia di peste. Verrà ripreso nel 1608 e nel 1620 iniziano le trattative con tutti i patrizi genovesi proprietari delle terre interessate al percorso. Non fu facile mettere d’accordo tutti, ma alla fine l’accomodamento fu trovato e i lavori iniziarono nel 1622. Il percorso nel frattempo era cambiato e la presa da Cavassolo fu spostata più a monte, dove ancora oggi si pesca l’acqua per Genova. L’acqua arrivò in città nel 1641. Le pietre per la costruzione furono cavate in loco, proprio da questa vallata. E’ una costruzione stabilissima, tanto che non fu mai modificata negli anni come altre.”

Ma perché i Genovesi fecero prima la strada per l’acqua che quella carrabile? Non era meglio pensare ai collegamenti con le regioni circostanti?

“Per rispondere bisogna conoscere la storia di Genova. Quando nacque l’acquedotto, probabilmente nel XII secolo, Genova doveva difendersi dalle invasioni da nord, e quindi era più conveniente costruire una via per l’acqua che una strada che avrebbe favorito possibili invasori. Questo continuò addirittura fino all’800: la strada della Val Bisagno che portava a Parma e Piacenza e quindi in uno stato diverso dal Piemonte che amministrava di Genova, fu l’ultima ad essere realizzata, costruita solo nel 1855. Teniamo conto che nel 1854 a Genova arrivò il treno…”.

Le “grandi opere” sono tali anche perché superano l’epoca in cui sono nate. Cessata la sua primaria funzione di rifornimento, oggi quest’opera è ancora utile…

“Oggi la via di Cavassolo è stata completamente ripulita e si può seguirla e completare un anello – dice Giampaolo Malatesta - lungo la strada per Davagna è stato realizzato un parcheggio e un’area picninc. Gli amanti del trekking ormai sono una frequentazione quotidiana. Ci sono numerosi percorsi che intrecciano questa zona: il rio che passa sotto Cavassolo, arriva da Canate di Marsiglia un borgo abbandonato ricco di fascino da cui parte un trekking che passa a San Martino di Struppa e raggiungere l’alta via dei Monti Liguri e il passo della Scoffera. Un altro percorso interessante parte da San Siro di Struppa e  arriva qui tra campagne, villette, frutteti e antiche pievi medioevali. Oggi la strada dell’acqua è una strada a tutti gli effetti, che porta nel verde e dove la gente viene a respirare”.

Galleria della Rovinata o Galleria del Barabino

La Galleria della Rovinata (o Ruinà) è davvero una piccola meraviglia nascosta. Posta tra Molassana e Struppa, lungo via dei Filtri, in salita Ruinà, fu costruita per superare un tratto di collina soggetta a frane in cui l’acquedotto era difficile da mantenere. Lunga 150 metri, la parte davvero notevole è il suo tratto d’uscita, per cui l'architetto Carlo Barabino realizzò un portale dal disegno straordinariamente bello.

“La Galleria della Rovinata fu costruita nel 1827 – 1829 su progetto dell’architetto Barabino per mettere in sicurezza per sempre l’acquedotto - Iolanda Valenti Clari sale in cattedra – ed, effettivamente, ciò avvenne, almeno fino alla realizzazione della strada soprastante…  Si tratta di una costruzione angolare: si decise di procedere ad angolo retto nella montagna per poggiare la costruzione sulla roccia più solida. Nell’angolo di questo percorso a gomito c’è un cammino di aerazione per dare luce e dare aria a tutta la struttura, perché chi vi lavorava potesse respirare, visto che all’epoca erano state numerose le morti nelle miniere in Europa. L’orgoglio di chi la costruì fu di aver realizzato qualcosa che metteva in sicurezza tutti gli aspetti, l’acquedotto innanzitutto, ma anche chi vi lavorava e chi doveva manutenerlo”.

Un altro aspetto non può non colpire chi si trova a visitarla: vi s’entra accucciati, come in un antro, una grotta preistorica un viaggio al centro della Terra e proprio quando si sta perdendo la speranza dell’uscita arrivano l’aria e la luce in fondo al tunnel: è il condotto d’aerazione, luminoso, etereo, con la vegetazione in cima, come un buco nel cielo.

“Nel ’99 abbiamo recuperato l’utilizzo della galleria, ma ci stiamo ancora lavorando – racconta Giampaolo Malatesta - questa è un’opera che ha bisogno di cura e attenzione continue, ma ne vale davvero la pena. Organizziamo anche delle visite, per cui si può contattare pagina facebook Fans dell’acquedotto di Genova. Per ora non c’è un calendario fisso che realizzeremo una volta terminati i lavori, ma la galleria è messa in sicurezza e visitabile quasi al completo e ci piace raccontarne la storia nelle visite guidate. Quando l’apriamo, la voce si sparge in un attimo e troviamo sempre molti curiosi che si avvicinano e vogliono vedere questa grande opera.”

Il portale del Barabino ha una forma sorprendente: sembra porta, uno “stargate”, un varco di accesso ad un monto ctonio e incute un certo timore. Ci vuole un po’ di coraggio per oltrepassarlo. Probabilmente era destinato ad altro, sembra strano che sia stato realizzato per il passaggio di semplice acqua potabile anziché per la tomba di un Re o di un Papa, sembra condurre direttamente ad un Inferno o un Purgatorio danteschi.

“Il portale fu realizzato nel 1830. Il disegno di Carlo Barabino è stato poi realizzato con l’utilizzo di materiali differenti, dall’ardesia, al laterizio al marmo. Le colonne gli donano un aspetto sontuoso e quasi regale, quest’opera sembra più la tomba di un principe che una normale tratto di acquedotto.”

Galleria della Ruinà o del Barabino

Galleria del Barabino

Galleria della Ruinà o del Barabino

Galleria del Barabino

Galleria della Ruinà: condotto d'aerazione

Galleria della Ruinà: condotto d'aerazione

Il ponte canale sul Rio Torbido

Uno spettacolare ponte canale scavalca il torrente rio Torbido. È lungo oltre 100 e alto più di 35 metri e, con il suo doppio ordine di arcate, è certamente l'opera più importante del tratto seicentesco dell'acquedotto.
La città è laggiù, con il suo traffico e la Sopraelevata, ma qui sembra ancora di sentire l’acqua scavalcare l’acqua. Non c’è fretta, non ci sono svincoli, né elicoidali, né stralli di cemento armato; solo archi e fondamenta solide. Attraversando il ponte canale del rio Torbido la città è più vicina e si vede già l’utilizzo attuale dell’acquedotto storico: rallentare anziché accelerare la vita di Genova, portarla ad una velocità più naturale, quella dell’acqua. C’è gente che passeggia, fa jogging, si rilassa. La grande via dell’acqua è ora un itinerario per l’uomo.

“La mia associazione si occupa del tratto che , dopo San Siro di Struppa, va al ponte sul rio Torbido, alla galleria della Ruinà, fino a Cavassolo – racconta Giampaolo Malatesta - Abbiamo realizzato aree di sosta e di svago per poter fruire di questi luoghi e oggi sono frequentati dagli sportivi e dai trekkers, ci vengono famiglie e sempre più turisti”.

Giampaolo è cresciuto sul “Conduto”. La sua è una vera passione per questo territorio. Fa parte di un’associazione che si occupa di conservarlo. La nostra visita gli è anche utile: mentre camminiamo sul ponte canale, si occupa anche di svuotare i cestini e raccogliere la spazzatura.

“Venne costruito nel 1623. Le sue sette campate misurano 11 metri di diametro. Le ultime due sono angolate per permettere il raccordo con il tracciato verso S. Siro. Nel 1820 vennero aggiunti degli archi rampanti di rinforzo. Tutto attorno a questo ponte, come anche a Cavassolo, c’erano una serie di mulini destinati a varie attività, dalle macine alle fornaci.”

Ponte canale sul Rio Torbido

Ponte canale sul Rio Torbido

"Un tempo c’erano i custodi dell’acquedotto che lo percorrevano tutti i giorni per controllarlo. Oggi c’è una federazione di 13 associazioni della Media Val Bisagno e del genovesato per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione dell’acquedotto storico di Genova. Ognuno cura un tratto di competenza". Giampaolo Malatesta, associazione Gau

Panorama dal Ponte canale del Rio Torbido

Panorama dal Rio Torbido

Ponte canale sul Rio Torbido

Ponte canale sul Rio Torbido

L’acquedotto storico di Genova è anche una macchina del tempo. Fare questo percorso, oggi, significa capire come un tempo si conquistavano comodità che oggi sono normali. E anche diventare consapevoli che l’energia vitale dell’acqua può anche essere rinnovata e non continuamente dispersa e sciupata.

Le nostre guide: Iolanda Valenti Clari e Giampaolo Malatesta

Le nostre guide: Iolanda Valenti Clari e Giampaolo Malatesta

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