Salvano i nostri tuffi, proteggono il mare. Chi sono? I tecnici Arpal! Li abbiamo incontrati durante i rilevamenti in vista della stagione balneare

Davide sembra uno che stia tentando di svuotare il mare, un bicchiere d’acqua alla volta. Cecilia invece, precisa e diligente, appunta sul verbale tutte le onde che arrivano a terra.
A vederli così, bardati di tutto punto e con le loro strumentazioni, in una uggiosa giornata di primavera, si potrebbe pensare che siano marziani appena atterrati in vacanza sul pianeta Liguria.

Vestono una cerata fluo che andrebbe bene su un peschereccio d’altura, pantaloni idrorepellenti da pescatori d’anguille e stivali ascellari buoni per inoltrarsi in mare a qualche metro dal bagnasciuga. Hanno un armamentario inconfondibile: aste telescopiche, termometri e un frigo portatile modello familiare.

Invece non sono marziani né turisti. Cecilia Cuneo e Davide D’Arena sono due tecnici dell’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure, che si occupa di analizzare la qualità delle acque delle spiagge in Liguria. Sono vestiti così per estrarre campioni d’acqua marina, è questo il loro lavoro. Si tratta di uno di quei mestieri poco noti ma importantissimi, di cui spesso si ignora l’esistenza finché non li si incontra di persona sulla battigia. Se in Liguria il mare è tra tra i più puliti d’Italia, come testimonia anche il numero record di Bandiere Blu conquistate ogni anno, è anche merito loro, che, puntualmente controllano lo stato di salute delle nostre spiagge.

Ma i mestieri davvero utili sono tali anche perché non li conosce nessuno. Molti non vedono nemmeno Davide e Cecilia, figuriamoci i bimbi che d’estate corrono a tuffarsi o le mamme che glielo impediscono perché hanno appena mangiato un cracker: ma è anche grazie a quei due che possiamo fare il bagno in tutta tranquillità.

Incontriamo i tecnici dell’Arpal a Genova, mentre stanno facendo un rilevamento nella spiaggia di Sturla, a due passi dallo scoglio di Quarto dei Mille, una zona a due passi dal centro città e che, tra qualche settimana, pullulerà di bagnanti.
La scena, se non fosse una metodologia assodata, sarebbe a dir poco singolare: Davide calza gli stivali, entra in acqua, si allunga a due passi dalla battigia, usa un’asta telescopica per riempire una bottiglia d’acqua che poi verrà riposta nel frigo portatile. Cecilia prepara con cura i campioni, misura i parametri, temperatura dell'aria, dell'acqua, appunta tutto.
Cecilia Cuneo e Davide D’arena tecnici Arpal

“I nostri campionamenti si fanno riempiendo una bottiglia d’acqua sterile trattata in autoclave – ci dicono – per legge dobbiamo prelevare l’acqua a circa un metro di fondale, una decina di cm sotto il livello dell’acqua. Per il prelievo usiamo un’asta telescopica che ci permette di arrivare a riempire la bottiglia alla distanza giusta dalla riva. Contemporaneamente facciamo anche rilievi della temperatura dell’aria e dell’acqua appuntando tutto su un verbale di campionamento. Il campione viene messo in borsa frigo a 4° C e portato in laboratorio per le analisi microbiologiche”.

Prelievo del campione

Prelievo del campione
Prelievo del campione
Verbale

La pesca è stata buona. Cecilia ripone la bottiglia in una busta numerata e poi mette il tutto nel frigo portatile. Gli stessi gesti, nello stesso luogo, che quest’estate molti faranno per ristorarsi con una bibita e un tramezzino dopo un bel tuffo.

“In tutta la Liguria sono 381 i punti in cui effettuiamo i rilevamenti, noi siamo organizzati in tre uffici locali, Genova, La Spezia e Imperia. I campionamenti vengono effettuati una volta al mese come minimo nel periodo da aprile a settembre, in alcuni punti con particolari criticità anche più volte al mese. Se le analisi indicano che i limiti di legge per i due parametri microbiologici più importanti, ossia escherichia coli ed enterococchi intestinali, sono stati superati, la balneazione verrà interdetta e sarà necessario ripeterle. Durante la stagione balneare vengono ripetute entro 72 ore, per vedere se l’inquinamento è acuto e di breve durata. Si torna a farle finché la situazione non consente la ripresa della balneazione…”

Ma quando il campione non è conforme cosa succede?

“La non conformità determina immediatamente una interdizione alla balneazione: in Arpal abbiamo un sistema automatico che inoltra immediatamente una PEC a tutti gli enti competenti, Regione Liguria, Ministero della Salute e comune di riferimento. A questo punto il sindaco emette l’ordinanza e la balneazione viene interdetta in quel tratto di costa”.

Ogni settimana quanti rilevamenti fate?

“L’impegno è notevole, la maggior parte dell’attività la svolgiamo da mare usando un gommone che ci consente di spostarci più facilmente e controllare molti punti in un tempo più breve. Solo in provincia di Genova ci sono 110 punti. Riusciamo a coprirli in due settimane e mezzo, considerando anche alcuni giorni da riservare ai recuperi e alla ripetizione delle analisi. Sono sei mesi molto intensi, soprattutto d’estate quando l’attenzione sulla qualità delle acque di balneazione è massima”.

La bottiglietta

Certo che muoversi in riviera per fare i rilevamenti d’estate non deve essere molto semplice…

“Si, infatti d’estate preferiamo usare il gommone. Abbiamo una convenzione con la Direzione Marittima delle Capitanerie di Porto, una collaborazione pluriennale che ci permette di risparmiare tempo e fare i rilevamenti sulla nostra rete che è abbastanza fitta, avvicinandoci anche in zone delicate, frequentate dai bagnanti, senza impaurirli o infastidirli…”

Quindi vi capita spesso di mescolarvi con i bagnanti… Cosa dicono? Come reagiscono?

“Lavorando per motivi sanitari, noi cerchiamo proprio i punti dove la gente va a fare il bagno… Le reazioni sono diverse, possiamo catalogarle in due tipologie: c’è chi è contento del nostro lavoro, approva che la parte pubblica esegua controlli. Alcuni addirittura sono curiosi, vogliono sapere dove trovare tutti i dati sul sito Arpal. Poi, invece, c’è chi ci respinge, quelli a cui proprio diamo fastidio, come se gli rovinassimo le vacanze. Una volta, a Moneglia, una signora si lamentò della vicinanza del nostro gommone. Noi le spiegammo la nostra attività, ma lei volle chiamare lo stesso la Capitaneria di Porto. Immaginatevi che sorpresa quando le risposero che la Capitaneria di Porto eravamo proprio noi…”

"D'estate ci spostiamo con il gommone. I bagnanti a volte sono sorpresi, curiosi. A volte infastiditi, come se li disturbassimo..." Davide D’arena, Tecnico Arpal

Per fortuna in mare poi si fanno anche altri incontri…

Il mare regala sempre emozioni straordinarie. Spostandoci in gommone da un punto all’altro della costa, spesso percorriamo lunghi tratti di mare. Capita spesso di incontrare delfini e tursiopi. L’altro giorno abbiamo avvistato due tonni e un branco d’acciughe che saltavano al pelo dell’acqua per fuggire al predatore. E poi si incontrano anche pesci luna, un nostro collega tempo fa ha incontrato una tartaruga Caretta Caretta. Per il progetto Strategia marina, che prevede attività per cui dobbiamo di allontanarci molto da costa, monitoriamo anche i cetacei e le meduse.

Ecco, le meduse. Sciogliamo questo mistero. Aiutateci a capirle!

La medusa è un animale planctonico, non può muoversi sa sola, la sua mobilità è vincolata alle correnti. Durante il loro periodo di riproduzione le correnti possono portarne in maggior numero in baie o insenature, dove può capitare che si fermino. Quindi non si muovono e non ci attaccano, sono in balia del mare, siamo noi a incontrarle tuffandoci in esso. Ma, badate bene, loro penseranno la stessa cosa di noi: le meduse sono nel loro ambiente naturale, siamo noi gli invasori! Non c’è una relazione tra la qualità dell’acqua e la presenza di meduse. Anche le velelle invece sono innoque e spiaggiandosi possono rilasciare cattivi odori, ma sono un fenomeno naturale.

Nave davanti a Sturla

Il vostro è un mestiere a stretto contatto con l’ambiente…

Si, Arpal esegue anche monitoraggi ambientali. C’è un gruppo subacqueo che segue le praterie di Posidonia Oceanica, alga importante per la salute del mare, che permette di calcolare la classe di qualità per il monitoraggio ambiente marino costiero. Un'altra attività importante è quella legato alle microplastiche che rientrano nel monitoraggio Marine Strategy: viene fatto un campionamento con una filtrazione e una analisi in laboratorio che le determina quantitativamente e qualitativamente. A questo abbiniamo un monitoraggio dei rifiuti spiaggiati in alcuni punti campione in cui verifichiamo e cataloghiamo i rifiuti che si trovano sulla spiaggia.

Voi c’entrate qualcosa con le Bandiere Blu?

Uno dei requisiti per ottenere la Bandiera Blu è un’ottima qualità delle acque di balneazione. Quando un comune fa richiesta per ottenerla, siamo noi a fornire i dati sulla qualità delle acque, ma poi ci sono anche altri requisiti valutati dall’ente che le assegna, l’ FEE (Foundation for Enviromnental Education), come l’accessibilità delle spiagge e i servizi. La Liguria, come qualità delle acque, è tra le migliori in Italia, i servizi sono ottimi per questo abbiamo molte Bandiere Blu.

Quindi, se volessi vedere la qualità dell'acqua della spiaggia dove faccio il bagno?

"I dati che rileviamo si trovano sul sito web di Arpal, nella sezione acque marine o costiere - balneazione. Lì è possibile verificare per provincia, comune e per punto di controllo la qualità delle acque, con l’indicazone della classe di qualità".

"Tra le tante attività che facciamo, molte sono a difesa dell'ambiente. I nostri monitoraggi sono continui, l'uomo non dà tregua, dalle microplastiche agli inquinanti, il mare va difeso continuamente". Cecilia Cuneo, tecnico Arpal

Il basciasciuga a Sturla
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