I giochi da tavola sono come i piatti tipici: descrivono il territorio. Ecco cosa servire a Natale!

Facciamo un’ipotesi. È inverno, fa freddo, le giornate sono corte, fuori piove. Anche se più raramente che altrove, accade anche in Liguria, purtroppo. Ma continuiamo la nostra ipotesi: in questa fantastica giornata uggiosa siete tutti a casa, mamme, papà, nonni, nipotini, anche quello zio pazzo che parla solo in genovese. Cosa fare per non annoiarvi a morte? Aggiungiamoci anche che sono le feste di Natale e, che, quindi, le possibilità di annoiarsi aumentano a dismisura.
Che fare? Meglio non buttarsi sul cibo, avete già fatto fuori il tipico menu delle feste, con ravioli al sugo di carne, cima alla genovese e vi aspettano latte fritto e cobeletti. E, poi, non volete assaggiare un po' di pandolce genovese? Alla TV nemmeno una partita: Genoa, Samp e Spezia, chissà come mai, riposano. Non trasmettono nulla di nuovo, nemmeno la solita replica di “Manezzi pe majâ unna figgia”, seconda nell’auditel ligure dopo “Fantozzi”. Sembra non esserci salvezza.

E invece sì. Abbiamo noi un suggerimento, ma da seguire subito, prima che il vecchio zio (sempre lo stesso), tiri fuori i vecchi dischi dei Trilli e cominci a cantare “a menestrinn-a co-e êuve, che a fà ciû fïto scì a chêuxe / Ma o l'è ûn mangiâ do…” e dobbiate tappare le orecchie ai bambini.
Da qualche parte in casa vostra c’è una scatola magica, basta aprirla per entrare in un mondo nuovo in cui la noia e indigestioni non esistono. Sopra c’è scritto “Palanche”, dentro c’è un gioco che incollerà tutti a tavola tra risate e borborigmi. Se non avete mai sentito parlare di “Demoela” è il momento di farlo. Conquisterà tutti, anche i più piccoli. Figuriamoci il vecchio zio.  

Demoela è la piccola startup genovese che produce giochi da tavolo ispirati a ciò che abbiamo davvero vicino: il nostro territorio, la nostra città o la nostra regione, che si parli della Liguria oppure no.
Qualche esempio? Provate a giocare a “Schei”, in pratica la versione veneta del Monopoli, oppure a “Gran Milàn” per trasformarvi in un perfetto imprenditore meneghino, o, ancora, sfidatevi a conquistare le città turrite della toscana con “Gnamo”.
Ma se siete liguri e, in particolare, genovesi, non potete non aver provato almeno una volta Palanche, forse il modo migliore per divertirsi seduti a tavola con la città di De André (escluso, ovviamente, il pesto). Del resto demoâse, in genovese, significa proprio “divertirsi”. E quei geni di Demoela hanno capito che a tavola si possono portare tante cose tipiche di un luogo, una di queste sono, appunto, i giochi.
Ma come ci sono riusciti? Come gli è venuto in mente? E soprattutto, chi sono? Li abbiamo intervistati.

“Siamo un gruppo di appassionati di giochi da tavola che decidono di partire con una startup nel 2015/2016 – ci dice Luigi Cornaglia, bacan di Demoela – l’idea era quella di usare il gioco come attività di comunicazione per fare esperienze e arricchirsi culturalmente e socialmente. Per questo ci siamo dati un tratto distintivo locale. Abbiamo iniziato dalla nostra città, Genova, e oggi stiamo sperimentando idee su altri territori. Abbiamo superato i 3 anni di attività, ormai non siamo più una startup, ma siamo diventati una piccola casa editrice di giochi da tavolo e da 3 che eravamo ora siamo diventati 6 e diamo lavoro a 2 persone”.

Alberto Barbieri e Luigi Cornaglia di Demoela

E in effetti, Palanche è stato un successone: è arrivato alla 4° edizione, (perfezionata con il blog Il Mugugno genovese) ed è un vero condensato di Genova, tanto che va letteralmente a ruba e come diffusione ha ormai superato il fascio luminoso della Lanterna.
“Non lo comprano solo i genovesi per giocarci a Genova, riceviamo spesso foto da tanti luoghi, alcuni ameni, come Carloforte in Sardegna (isola famosa per ospitare la colonia tabarchina originaria di Genova Pegli) o la Val D’Aosta. Ci piace sapere che i genovesi si portano dietro il nostro gioco in vacanza per avere con sè un po’ della loro città”.
Viene subito in mente “Ma se ghe penso” e i genovesi nel mondo. Ma il motivo del successo di questo gioco, forse, è da ricercarsi soprattutto nella sua strategia:

“Palanche – racconta Cornaglia - è un gioco in cui si compra casa con lo scopo di migliorare il proprio investimento aggiungendo valore all’immobile, un box auto, una cantina ecc., aumentando così la sua rendita. Si studiano modi e idee per fare soldi, “palanche”, appunto. Un gioco così non poteva che avere successo a Genova”.

Palanche

Palanche
Palanche

Ma dopo Palanche, Demoela non si è fermata, ha continuato a produrre progetti legati al territorio, come un vino o un piatto tipico, ma con l’idea divertirsi la lingua e le realtà locali.

“Per Genova è arrivato Mugrugni in cui cinque tribù di cinghiali (Sciacaeli, Scignuri, Beline, Besughi e Legere) si contendono i 40 quartieri di Genova (tema di scottante attualità...). Da una collaborazione il blog Spezzino Vero è nato Las Pezia, per “comprarsi” tutto il Golfo spezzino e scoprire proverbi della tradizione ed espressioni popolari. Altro bel progetto di successo è stato Bacci Pagano, gioco di investigazione sulla figura del detective genovese creato dal famoso giallista Bruno Morchio con cui abbiamo collaborato per cinque storie inedite ambientate tra Genova e la Sardegna. Un progetto che ci ha molto appassionato, c’è voluto un anno di lavoro. Stiamo poi collaborando con due savonesi veraci per un gioco sulla riviera di Savona e speriamo di trovare qualcuno per realizzare un progetto nell’imperiese, una zona di lingue e tradizioni antiche ancora da scoprire”.

Mugrugni
Giochi Demoela

Chi sono i liguri che giocano con voi?

“Rispetto alle altre regioni d’Italia, ai liguri i nostri giochi da tavolo piacciono molto per due ragioni. La prima è tutta ligure: la loro pragmaticità. I liguri amano i giochi che durano, cioè realizzati con materiali che resistono nel tempo, cosicché possano trasmetterli a figli e nipoti. Per questo abbiamo pensato di realizzare le nostre carte con cartone solido, in modo che non si rovinino dopo un centinaio di partite, perché abbiano vita abbastanza lunga da comprendere generazioni. L’altro motivo è anch’esso legato ai liguri, ma li riguarda quando non sono in Liguria: molti giocano con i nostri giochi nella seconda casa o nella loro sede di vacanza”.

Demoela

Ma come si fa un gioco da tavola che funziona davvero?

“Realizzare un gioco da tavolo non è semplice. Noi ne facciamo di tre tipi: di strategia, regionali o educativi. Poi ci sono quelli di contrattazione e investimento come Palanche. All’inizio ci vuole un’idea, una bella idea. Poi creiamo una prima versione e la facciamo provare ad alcune nostre “cavie” con regolamenti provvisori che aggiorniamo man mano che riceviamo feedback. Teniamo molto in considerazione ogni piccolo suggerimento perché ciò può aumentare il gradimento del pubblico. Curiamo molto anche la grafica delle carte da gioco: ci affidiamo a illustratori locali che “sentono” più vicino il territorio e creano disegni unici, come per le carte di Cirulla con il Settebello ispirato al basilico o il bellissimo Jack dedicato a Fabrizio De Andrè. Dopo una ventina - trentina di partite il gioco è più o meno pronto per essere presentato a blogger, esperti e appassionati sul campo da cui ricaviamo idee, consigli e materiali. Alla fine, in tutto servono 12/18 mesi di lavoro per realizzare un gioco che può avere successo. Un gioco che piace non deve essere troppo facile né troppo complesso e generalista. I progetti di Demoela hanno avuto successo anche perché sono ritagliati sul territorio e quindi sono ancor meno generalisti.”

Demoela con Bruno Morchio per Bacci Pagano

Demoela con Bruno Morchio

Palanche, la carta per i musei

Carta Palanche, musei

Carte Demoela per Cirulla

Carte Demoela per Cirulla

Abbiamo tanti progetti per crescere: per allargare ancora i territori stiamo tentando il mercato in Germania, lì ci sono molti appassionati di giochi da tavola. In Liguria abbiamo già molti contatti con associazioni locali, come Che l’inse a Genova e vorremmo ritentare la carta della provincia di Imperia mentre per l’Italia stanno per uscire giochi studiati su 5 – 6 territori nuovi. Ad esempio abbiamo realizzato un gioco sulle parole in dialetto di Parma, si chiama Nàdor”.

Indovinate cosa significa? (Un aiutino: è qualcosa di simile alla "menestrinn-a co-e êuve" dei Trilli)

Demoela per Natale
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