Alla Trebino di Uscio dove si fabbricano orologi da torre conosciuti in tutto il mondo

Quando passate sotto un campanile fermatevi. Ascoltate. Se siete fortunati, udirete il tempo passare. Tic-Toc. Tic-Toc. Tic-Toc. Quel tempo, molto probabilmente, l’hanno fabbricato alla Trebino di Uscio.

Se poi non avete fretta e potete aspettare un po’, quel campanile potrete anche sentirlo cantare: Din-Don. Din-Don-Dan. Anche questo canto, le campane, con i loro rintocchi, quasi certamente arriva dalla Valle del Tempo, quella zona della Liguria, in provincia di Genova, tra i comuni di Avegno e Uscio, in cui si sono sviluppate queste due storiche produzioni artigianali: la fusione delle campane e la costruzione degli orologi da campanile.

Uscio e la Valle del Tempo

Uscio e la Valle del Tempo
Un viaggio nella Valle del tempo vale sempre la pena: la si imbocca dal mare, salendo nell’immediato entroterra di Recco, tuffandosi nel verde di colline che regalano funghi d’autunno e nascondono ristoranti e prelibatezze tutto l’anno. Percorrendo la Provinciale 333 il mare scompare quasi subito, ma rimane con il suo riverbero fino in cima, a Calcinara. Sulla strada, a Uscio, non è difficile trovare e la Trebino e il Museo dell'orologio da torre "Roberto Trebino".

Museo dell'orologio da torre "Roberto Trebino"

Museo dell'orologio da torre

È la tipica storia ligure quella della Trebino, una di quelle che appaiono squisitamente locali: da queste parti tutti sanno che la Trebino fa, appunto gli orologi, ma poi, appena si esce, si varcano i confini della Liguria, si scopre che anche i foresti, nel resto dell’Italia (ma anche in America e in Asia, ovunque), la conoscono. Eccome se la conoscono, è un'eccellenza della Liguria, un po’ come accade per il pesto, lo sciacchetrà, l’olio di taggiasca o altro. Per molti nel mondo la Trebino è la “fabbrica del tempo”.
Il fatto è che a Uscio non si sprecano tanto le parole. Con il tempo che inesorabilmente passa, si preferisce fare. E nemmeno si spreca lo spazio: ad esempio alla Trebino tutto è ristretto, condensato, “lioflilizzato” in quello che sembra un grosso garage; pare impossibile ma lì si producono cose di cui tutto mondo apprezza la qualità. La Trebino non è un’officina meccanica come tante altre: ha clienti dappertutto: fabbrica orologi per Hong Kong, per tutta Europa e gli Stati Uniti, ha lavorato per il Papa e ha montato l’orologio del Quirinale. Sorpresi vero?

Trebino, fabbrica orologi da torre, interno

Sarete meno stupiti quando conoscerete Giorgio Trebino. Quarta generazione di “ingegneri” orologiai, poche parole, camicia con colletto perfettamente inamidato sotto un camice blu da officina, è il tipico patron d’azienda ligure: poco tempo per le vanità, per l’estetica, la comunicazione, c’è da pensare a quell’orologio da riparare a Rho o a quello da consegnare negli Emirati. E infatti, la sua scrivania è circondata da campane, batacchi, ingranaggi, bilancieri, pignoni e ruotismi d’ogni sorta. Ma nella sua mente corrono orologi nuovissimi, digitali, elettronici, che spaccano non il secondo, ma il centesimo.

“La Trebino nacque nel 1824 espandendo i laboratori di un artigiano, Luigi Terrile, che aveva iniziato la sua officina a Terrile, frazione di Uscio. Io ho seguito le orme di mio padre Roberto, ora siamo alla quarta generazione, ma è già pronta la quinta, quella dei miei figli – bisogna un po’ rubargli le parole, si capisce che sta limando tempo al suo lavoro, ma chi produce tempo sa dare soddisfazione quando racconta del passato: - nel 1940 mio padre costruì il primo orologio a carica elettrica a forza costante con un quadrante di 21 metri che venne installato a Genova e via via tutti gli orologi più importanti della città, da quello di Palazzo Tursi a quello di Palazzo S. Giorgio al grattacielo di Genova, realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale”.

Giorgio Trebino

Giorgio Trebino
La grande occasione di crescita della Trebino fu nel 1958 quando il Vaticano le affidò gli orologi della Basilica di San Pietro.
“Per il Vaticano mio padre progettò una macchina straordinaria, con una suoneria particolare. Ci impiegò tre mesi per costruirla e due settimane per montarla e per un periodo si trasferì a Roma. La collaborazione con lo Stato della Chiesa continuò e nel 1994 abbiamo elettrificato le campane e gli orologi delle quattro basiliche vaticane: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore e, successivamente, anche Castel Gandolfo. Nel 2008 gli abbiamo fornito l’ultima versione del nostro computer Jubilaeum, per la gestione di tutti i suoni nella Basilica di San Pietro.”.
campane

Orologio elettronico Jubileum

Jubileum
Nella fabbrica e ancor più nel museo attiguo si capisce subito quanto sia importante il lavoro della Trebino: oggi smarthpone e smarthwatches hanno trasformato il tempo in qualcosa di personale, ma a Uscio si continua a curare il suo valore collettivo, pubblico. La Trebino produce orologi che, se è venuto meno il loro uso come servizio, sono insostituibili per il loro valore affettivo, simbolico, carismatico o storico. Se, cioè, un tempo su quelle lancette si posavano migliaia di occhi ogni giorno, se i loro rintocchi regolavano effettivamente la vita di molte persone, ora quelle stesse sono importanti per segnare il tempo della nostra storia, dell’umanità.
Tra quelli costruiti da Trebino, infatti, ci sono orologi importanti, che perché hanno scandito momenti decisivi della nostra storia, come quello del Quirinale, quello del Count Down di fine millennio per il Comune di Roma, oppure orologi utilissimi, come quelli sincronizzati per il cambio ora solare/legale in funzione in molte stazioni italiane. Poi ci sono orologi di Trebino sparsi nel mondo: in Svizzera, nel canton Ticino, nei paesi arabi, in Macedonia...
indentartice per ingranaggi

E ci sono anche orologi particolari:
“Noi produciamo la meccanica di sostegno ed elettrificazione per campane in tutti i sistemi: ambrosiano, romano, veronese, a slancio. Abbiamo costruito orologi floreali per parchi e giardini per il comune di Bolzano e Golfo Aranci. Possono raggiungere i sei metri di diametro e devono conservare gli ingranaggi in ambiente completamente stagno per non compromettere le funzioni. E poi ci sono gli orologi astronomici, come quello della torre civica di Tolentino, in provincia di Macerata, che ha ben quattro quadranti indicanti con le fasi lunari, le ore italiche (sistema diffuso partire dal XIV secolo e poi abolito da Napoleone, con la giornata divisa in 24 ore della stessa durata, numerate a partire da mezz'ora dopo il tramonto, si usava per calcolare le ore di luce residue della giornata), l’ora della giornata con la lancetta dei minuti e il calendario, con i giorni della settimana  e del mese.”

Ingranaggi per orologio da torre

Ma come funziona un orologio da torre?

“Nei primi si caricava a mano un sistema di contrappesi che garantiva la carica: per costruirli occorreva circa un mese e venivano installati nella parte alta della torre e, oltre alla carica periodica, necessitavano di una certa manutenzione. Poi si è passato agli orologi elettrici ed elettronici. L’ultima generazione sono quelli con una centralina elettronica che, a distanza, comanda i quadranti esterni e le suonerie. In questi la manutenzione è praticamente nulla, il cambio dell’ora legale è automatico, mentre la precisione altissima, si parla di 10 secondi di scarto in un anno. Qui ne abbiamo un esempio allestito per Hong Kong, che, in base a 8 campane, può programmare 40 canzoni e diverse suonerie nel tempo”.

orologio da torre
Alla Trebino lavorano giovani orologiai assunti dalle scuole tecniche della provincia, ma prima di visitare il museo, incontro Dario Lagomarsino, l’operaio addetto alle lancette. Lavora alla Trebino da 42 anni: chissà quante lancette avrà fabbricato. Ad esempio sono sue le lancette dell’orologio del Quirinale, che è molto particolare: ha una lancetta sola che fa due giri in 12 ore.

Dario Lagomarsino: "l'artigiano delle lancette"

Dario Lagomarsino

"Non c’è un orologio a cui sono affezionato. Per me sono tutti uguali. Come il tempo che misurano" Dario Lagomarsino

Il museo

Il museo è nato nel 2004, è intitolato a Roberto Trebino ed è il primo Museo d’Impresa nella provincia di Genova. Vi sono esposti circa trenta pezzi storici di grande valore, alcuni costruiti interamente a mano e risalenti al XIX secolo e anche un’antica campana del 1280 pesante ben tre quintali. Il museo rappresenta un po’ la tecnica dell’orologeria da torre dagli albori ad oggi in Europa: dalle macchine realizzate nella valle del tempo, a Uscio e a Recco, a pezzi stranieri, austriaci e tedeschi.
Giorgio Trebino entra nei dettagli:
“Queste macchine si chiamano “a pollaio” perché il loro telaio, in ferro forgiato e battuto, richiama appunto, la forma di un pollaio. Venivano realizzata a mano, a volte ci voleva molto tempo. Funzionano tutte con la carica a mano: si annoda una catena o una fune a un contrappeso che poi, calando lentamente, dà forza al motore. Su un campanile si metteva sempre l’orologio al piano dei quadranti: lì le trasmissioni meccaniche facevano girare le lancette sui quadranti. Dai quadranti pendevano anche i pesi e più alto era il campanile più lunga era la durata della carica: un campanile alto si caricava una volta alla settimana, quelli più bassi anche ogni due giorni. 

Museo dell'orologio da torre
Museo dell'orologio da torre

Gli orologi di Trebino sono un po' macchine del tempo. Tra di loro Giorgio Trebino torna un po’ bambino. Ognuna ha la sua storia da raccontare. Ne carica alcune con una manovella, come si faceva una volta. Loro gli rispondono mettendo in moto gli ingranaggi, scattando coi cricchetti, roteando le ventole che servivano a rallentare i contrappesi. Sono bellissime. Hanno un che di industriale, di lavoro. È bello il rumore del tempo.

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