La qualità della castagna gabbiana è riconosciuta da tempo non solo dai buon gustai o coltivatori, ma si apprendono notizie in importanti manuali, dove viene definita tra le migliori castagne. Il mercato per questa varietà di castagne ha sempre rappresentato un importante fonte, con esportazioni internazionali, Francia e Spagna soprattutto. Attualmente presentano un mercato regionale e interregionale, commercializzandole come castagne secche e come farina di castagne.

Tipica della Val Bormida e dell’entroterra savonese – imperiese,  la “gabbiana” si può gustare bollita, al forno, glassata, secca e viene utilizzata in molte preparazioni dolciarie. Si abbina a vini morbidi, dolci e profumati.

L'albero si presenta di medio vigore e di buona produttività. Il frutto, di forma ellittica, è di pezzatura medio-piccola. La buccia, pericarpo, è di colore marrone intenso, molto sottile, mentre la polpa, di colore bianco grigiastro molto pronunciato, è morbida, butirrosa e fine.

 

Curiosità

Probabilmente il castagno cresceva spontaneo nei nostri boschi ma nel Medioevo si sentì la necessità di ottenere frutti più grossi e consistenti. Si ricorse quindi a innestare gli alberi selvatici. L'importanza di queste piante nell'era di mezzo è testimoniata da numerosi atti notarili, dove si trova frequentemente il termine castaneativae, cioè terre coltivate a castagne, come oggetto di compravendita. Da allora la coltura del castagno si diffuse capillarmente sino agli inizi dell'800. La coltivazione del castagno era talmente diffusa che in valle Stura, poco sopra il ponente genovese, la parola erburu (albero) significa castagno. In età napoleonica i 3/4 del territorio coltivo dell'attuale provincia di Genova era investito a castagno e l'area di coltivazione di questa pianta comprendeva anche la collina di Albaro, ora quartiere residenziale genovese a poche centinaia di metri dal mare, dove sino alla fine dell'800, c'erano case con i tetti in scandole: tegole in legno di castagno.

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