A bordo del battello di Consorzio Liguria Via Mare con le biologhe marine per avvistare le balene

Se cercate un’avventura in mare, che vogliate scoprire nuovi continenti o fare semplicemente una gita in barca, Genova è il luogo migliore da cui partire. Non c'è dubbio: appena si salpa dal Porto Antico, inizia l’avventura.
Così, un’escursione in mare nel famoso Santuario dei Cetacei, può diventare una spedizione scientifica vera e propria.

Sul molo del Porto Antico, vicino all’Acquario di Genova, c’è la barca del Consorzio Liguria Via Mare che ci accompagnerà nella nostra escursione di whalewatching, avvistamento cetacei. Non è una imbarcazione qualunque: è comoda e spaziosa, dentro, oltre al materiale marinaro d’ordinanza -  cime, timoni, bitte e tanti oblò da cui balena il mare blu - c’è anche il bar, tanti sedili colorati e corridoi dove anche i bimbi più monelli possono rincorrersi senza far arrabbiare il Comandante. Ah, c’è anche un bellissimo ponte di prua per i selfie tipo Di Caprio – Winslet.

Sembra di partire per una gita, e, in effetti, è proprio così; ma poi, una volta imbarcate a Genova Pegli le biologhe di bordo, Alessandra Somà e Gabriella Motta, lo scopo del nostro viaggio è chiaro: siamo davvero in una vera missione scientifica. Ed è qui che comincia l’avventura.

La barca al Porto Antico

Il Santuario dei cetacei

Prima di cercare di avvistarli, meglio saperne qualcosa di più. Chi sono i cetacei? Perché vengono a nuotare nel “nostro” mare? Come possiamo incontrarli?

Mentre la barca prende il largo, Alessandra si arma di pazienza e di power point per farci una piccola lezione di biologia marina. Ottiene subito l’attenzione dei più piccoli, degli italiani e anche degli stranieri, visto che parla un ottimo inglese.

“I Cetacei sono un particolare ordine di mammiferi adattatisi alla vita acquatica. Sono ben 85 specie di animali acquatici che si sono evoluti trasformando gli arti anteriori in pinne e perdendo l’uso di quelli posteriori, ma conservando la respirazione polmonare e l’allattamento dei piccoli, proprio come noi. Tra essi ci sono gli animali più grandi del mondo: si dividono in “Mysticeti” (balene, balenottere e megattera), che non hanno denti ma “fanoni” con cui filtrano i minuscoli organismi zooplanctonici e “Odontoceti” (delfini, capodogli e orche), che i denti li hanno e sono veri predatori di calamari, piccoli pesci e altro.
Respirano come noi, ma sono capaci stare in apnea anche per un paio d'ore e di scendere oltre i 3000 metri di profondità. Li si può avvistare quando riemergono per respirare. Nel Mediterraneo abitano almeno 8 specie di cetacei (balenottera comune, capodoglio, zifio, grampo, globicefalo, stenella striata, tursiope e delfino comune), mentre altre cinque (balenottera minore, orca, megattera, steno e pseudorca) a volte entrano attraversando lo stretto di Gibilterra”.

Istituito nel 1999, il Santuario dei Cetacei è un’area a protezione speciale in cui, per determinate condizioni, si crea un favorevole sistema di correnti che portano sostanze nutritive che attirano i cetacei. Il Santuario Pelagos si estende tra la Costa Azzurra, Principato di Monaco e Liguria, Toscana, nord della Sardegna e Corsica.

Coda di capodoglio

Subito dopo la lezione, Alessandra e Gabriella prendono i binocoli e salgono in tolda a scrutare il mare:
“Non usiamo sonar o ecoscandagli. Le nostre osservazioni per non disturbare gli animali si svolgono esclusivamente a vista, per questo chiediamo a tutti i partecipanti di aiutarci: ognuno a bordo può avvistare lo “splash”, il soffio di un cetaceo tornato in superficie a respirare”.

Ora capisco: la nostra gita è un’operazione di “citizen science”: noi, i nostri figli stiamo facendo una bella escursione in barca, ma stiamo anche partecipando alla ricerca scientifica e aiutando i ricercatori che studiano i cetacei. Alessandra e Gabriella collaborano con la Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale che ha sede a Savona.

A bordo la missione scientifica ognuno la prende un po’ come vuole: ci sono nonne impegnate con bimbe irrequiete e papà che leggono il giornale come in traghetto, mentre i ragazzini lasciano in tasca lo smartphone e imbracciano i binocoli con gli occhi piantati sull’orizzonte, sussultando ad ogni cresta d’onda.
Alessandra spiega la nostra missione dall’altoparlante:

“Per avvistare i cetacei ci portiamo al largo di Genova, a circa 12 miglia. Prima seguiremo il canyon del Polcevera e poi quello del Bisagno: lì le correnti portano in superficie i nutrienti di cui si cibano i cetacei e molti dei pesci che predano. Se vedete qualcosa, per avvisarci, usate le lancette dell’orologio: ore 12 se l’obiettivo è a prua, ore 3 a destra, ore 6 a poppa, ore 9 a sinistra e così via. State attenti: le onde del mare producono creste che possono ingannare e assomigliare allo splash: ma uno spruzzo deve essere seguito dalla pinna o dal ventre dell’animale”.

Alessandra Somà e Gabriella Motta In tolda a scrutare il mare
Splash di cetacei. Foto Gabriella Motta

"Per non disturbare gli animali non usiamo sonar o ecoscandagli. Le nostre osservazioni così si svolgono esclusivamente a vista. Per questo chiediamo a tutti i partecipanti di aiutarci".

Alessandra Somà, biologa

Ci mettiamo al lavoro. Noi adulti capiamo subito che non è facile restare a lungo a guardare il mare: dopo poco l’acqua è troppo blu e il cielo è troppo azzurro. Ma i bambini non si stufano: loro sì, hanno il radar per meravigliarsi e sanno che i delfini prima o poi arriveranno. Fanno a gara a chi avvisterà per primo qualcosa.
Dopo poco arrivano le prime false segnalazioni: “Ecco! Laggiù!”, ma non era che schiuma, nessuna pinna. “Ore tre! Ore tre!”, ma è un gioco d’ombre. Però, a dirlo, un bimbo si sente lupo di mare. Qualcuno crede di aver visto un’aragosta, invece è solo un turista inglese che ha preso troppo sole.
Fa caldo e i passeggeri hanno cominciato a scoprirsi. A bordo conto almeno 10 tipi di abbronzature, da muratore, da ciclista, bikini, infradito e qualcuno anche quella da FPP2. Un signore calvo con il capo cosparso di crema solare potrebbe assomigliare ad un globicefalo: per ora ci accontentiamo, i veri cetacei si fanno attendere. Le mamme però non temono per il biglietto: in caso di mancato avvistamento il consorzio fa il 50% di sconto su un’altra uscita.
Poi qualcosa si muove. Il comandante rallenta.

“Siamo proprio sopra il canyon del Polcevera”, dice l’altoparlante, “sotto di noi la profondità supera i 1000 metri”.
L'acqua è di un blu da fare paura. Chissà, da un momento all'altro potrebbe emergere il Nautilus, il sottomarino del Capitano Nemo di "Ventimila leghe sotto i mari".

Un ragazzo coi binocoli indica il largo: “Qualcosa laggiù! Ore 11!”. Ma non è un cetaceo, è una mobula, un tipo di manta, chiamata anche “diavolo di mare”: in realtà sono grossi, placidi, aeroplani marini che si nutrono di plancton. Però è già qualcosa che premia la tenacia dei piccoli balenieri.
Alessandra ci racconta tutti gli incontri che si possono fare in un’uscita di whalewatching: uccelli marini, come le berte, simili agli albatros e poi pesci, meduse e tartarughe.

In cerca di balene...

“Abbiamo incontrato molte tartarughe, alcune le abbiamo salvate, erano intrappolate in reti o palloncini. Per loro sono molto pericolosi: li scambiano per meduse e li ingoiano morendo poi di fame”.

Alessandra Somà, biologa
In cerca di balene...

Poi, proprio mentre qualcuno già è tentato dal prendere lo smartphone, eccoli, arrivano.
Improvvisamente veniamo circondati da splash e tuffi, salti e planate sull’acqua. L’altoparlante non fa a tempo a indicarli “Stenella a ore 10! Ore 6! Un’altra a ore 12!”. Le balaustre della barca si affollano di curiosi, ma bisogna restare seduti per permettere al comandante di pilotare la barca senza disturbare i delfini.
Le stenelle però sembrano conoscere benissimo i pericoli delle barche, le eliche: ci superano, ci passano sotto, ci sorpassano, approfittano delle onde da noi generate per surfare e divertirsi.
Sono animali selvatici nel loro ambiente, ma si presentano proprio come un gruppo di amici arrivati a giocare con noi. Ce n’è una che ci sfida chiaramente: probabilmente è un maschietto, dice Alessandra, siamo nella stagione degli amori, vuole farsi bello con le compagne. Nello spettacolo, notiamo anche i loro colori, alcune addirittura hanno sfumature rosse. Restiamo con loro per 30 minuti, il tempo massimo consentito dal regolamento per non recare disturbo e poi ci spostiamo sul canyon del Bisagno in cerca di altri avvistamenti.

Stenelle giocano con le onde
Stenella Striata
Stenella Striata
Stenella Striata

Mentre la barca punta verso il Monte Fasce, Alessandra e Gabriella mi parlano del loro lavoro:

“Ogni uscita serve per raccogliere dati sul numero, la qualità e la posizione degli avvistamenti.I dati vengono mandati tramite una app in tempo reale a Cima per creare un database sulla biodiversità nel mar Ligure. Cerchiamo di non disturbare gli animali: per questo abbiamo anche ottenuto una certificazione di qualità per il whalewatching sostenibile.
Siamo operativi da aprile a ottobre, il periodo migliore per il whalewatching è quello primaverile estivo fino ad inizio autunno, in cui le condizioni meteo sono le più favorevoli.
Non usando sonar o apparecchiature elettroniche, per noi l’osservazione comincia da subito, appena fuori dal porto. A volte siamo stati fortunati, altre meno, ma qualcosa vediamo sempre. Ci è capitato di vedere capodogli a poche miglia dalla costa”. Gabriella è ornitologa e porta spesso appassionati birdwatcher molto competenti.

“Per noi ogni avvistamento è un’emozione. Quando ho cominciato, otto anni fa – dice Alessandra - la prima volta che ho avvistato due globicefali, cetacei che si vedono molto raramente, mi sono commossa. È una grande emozione anche vedere spuntare la coda di un capodoglio oppure le megattere, molto rare dalle mostre parti. Quest’inverno abbiamo seguito da terra una balena grigia. La fortuna in questo lavoro è una componente non indifferente: infatti abbiamo i nostri riti, le nostre piccole scaramanzie, i nostri piccoli porta fortuna”.

Stenella Striata

Gli amuleti funzionano: i cetacei “besagnini” arrivano subito, molto prima di quelli del Polcevera. Sono un grosso branco di una cinquantina di stenelle, ci sono anche dei cuccioli.

“Le stenelle sono mammiferi, partoriscono un piccolo alla volta dopo 12 mesi di gestazione e allattano i cuccioli proprio come noi: ma il loro latte è più denso, simile a yogurt. Le mammelle sono collocate all’inguine della madre, i piccoli le danno colpetti con il muso invitandola a contrarre i muscoli facendo uscire il latte.”

Il branco, abbastanza numeroso, è “in travelling”, cioè si sta spostando verso est.

Anche per noi è giunto il momento di tornare a Genova. La nostra prua punta la Lanterna. La gita è finita ma l'avventura continua: d’ora in poi sarà difficile non pensare a chi abita nell'altra parte del pianeta, quella più grande, il mare.

Stenella Striata

Contatti:

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Le foto dell'articolo sono di Gabriella Motta e dell'autore.

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