A Taggia, antico borgo del Ponente ligure, sopravvivono feste e usanze le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Come Santa Maria Maddalena nel Bosco

Esistono feste antiche, difficili da spiegare oggi, perchè riflettono un mondo regolato da ritmi lontanissimi da quelli contemporanei. Parteciparvi, dona la stessa senzazione di assistere ai rituali animistici di qualche popolazione esotica, come accade oggi solo in Africa, Sudamerica o Oceania.

Una di queste è la Madaena, la Festa di Santa Maria Maddalena del Bosco di Taggia.  
Situata nella Canicola, nel penultimo fine settimana di luglio, il periodo (dal 24 luglio al 26 agosto) cui gli antichi romani situavano il sorgere di Canicula (piccolo cane), cioè Sirio la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore, è sentitissima dalla popolazione, che organizza impegni di lavoro e ferie per non mancare all'appuntamento.
Durante la settimana, il paese ribolle di eventi organizzati dalla Compagnia di Santa Maria Maddalena del Bosco, che ha appena superato i trecento anni di storia, ma è nel fine settimana che si celebra, puntuale, il rito.
Il sabato i Maddalenanti si riuniscono in paese, attraversano in parata U Pantan, la via principale del centro storico, poi s'avviano fuori dal paese verso un eremo, un antico avamposto benedettino, situato nel bosco sulle alture di Taggia. L'allegra brigata è guidata dal Contestabile, l'autorità della festa, che cambia ogni anno. Prosegue coi i cavalli, s'inoltra nel bosco e, tradizionalmente soltanto gli uomini, in serata arriva all'eremo per trascorrervi la notte.
La mattina successiva le famiglie raggiungono gli uomini all'eremo, dove avvengono le celebrazioni religiose e il pranzo tutti assieme, all'ombra di fronde di castagno e su tavolacci di legno. Dopo pranzo si balla: nonni, zie, nipoti, fidanzati e amici, in un'atmosfera gioviale e serena.
Fin qui, non c'è nulla di strano, niente di diverso da una normale festa paesana. Ma è quando la musica si ferma e per terra viene steso un drappo rosso che inizia qualcosa difficile da spiegare: la banda intona una marcetta, un ritmo perigordino, due uomini cominciano a ballare, uno fa l'uomo, U Masciu, l'altro la donna a Lena. I due s'inseguono, s'abbracciano. Poi si scostano, s'allontanano, si negano. Tutto come in un normale alterco d'amore. Finchè uno dei due, la Lena, sta male, barcolla, muore. Allora u Masciu precipita nella disperazione: impreca, si dispera, getta a terra il berretto. La musica si fa grave, i fiati calano un senso di tragedia. Finchè qualcuno passa un mazzo di lavanda all'amante disperato. Costui allora comincia a passarlo addosso alla compagna: sulle braccia, sul corpo, sul petto, sul viso, finchè, miracolosamente lei non si rianima. La musica ritorna allegra e i due tornano a ballare felici mentre tutti lanciano lavanda e battono le mani. È il Ballo della morte, tramandato di padre in figlio da alcune famiglie del paese. Dopo il ballo, tutta la brigata torna in paese festeggiata dal lancio di lavanda.

Difficile attribuire un unico significato a questa danza. Ci ha provato l'antropologo Paolo Giardelli ne Il cerchio del tempo: sarebbe un rito legato al ciclo della terra, che si chiude proprio a luglio con la mietitura. La morte e la rinascita della Lena sono quelle della natura e devono ripetersi per propiziare il raccolto e la comunità.
La Madaena, infatti occupa un periodo unico dell’anno, in cui si verifica una particolare confluenza tra il tempo della canicola, della mietitura, del raccolto, e un momento in cui il calendario cristiano ha un sensibile vuoto di appuntamenti. Questa miscela di fattori libera il senso animistico della comunità, che così riscopre una ricorrenza pagana, un baccanale di origine antica, celebrato attorno ad un luogo sacro, un dolmen o un menhir naturale, risalente probabilmente a prima del Cristianesimo, un rito in cui l’uomo obbedisce al richiamo della natura e ritorna nel proprio luogo eletto d’origine: i boschi.
La Madaena è, a tutti gli effetti, un momento di profonda devozione ed è, allo stesso tempo, un carnevale estivo, un rito euforico, come sono tutti i carnasciali, pieno di scherzi, lazzi ed ebbrezza, con cui ci si libera dai legami con il passato e ci si prepara ad una nuova fatica (la mietitura, in Provenza, la vendemmia e, poi, la raccolta delle olive in Riviera), tutto, profondamente legato al ciclo della terra.
Il rito pagano è stato trasformato poi dall'avvento del cristianesimo e legato a Maria Maddalena che, secondo un’antica tradizione provenzale e apocrifa (di cui Taggia è una delle ultime retroguardie in Italia), dopo la morte di Gesù sarebbe arrivata dalla Palestina per espiare i suoi peccati proprio in una grotta. Nei pressi dell'eremo, sulle colline di Taggia c'è un complesso litico che si crede l'abbia ospitata, e che potrebbe essere un dolmen preistorico.

In una vallata che ha saputo mantenere tradizioni così profonde, la Madaena a luglio, così come San Benedetto Revelli a febbraio, sono senza dubbio le esperienze, le feste che meglio di qualsiasi altro momento della vita del paese raccontano lo spirito più intimo della comunità taggiasca, fatto di fedeltà, amore per le tradizioni, passione, impegno, appartenenza, rigore, generosità, accoglienza e soprattutto tanta, tanta gioia di vivere.

Nelle immagini, i Maddalenanti in una foto d'epoca.
Nel video, la danza del Ballo della morte. Tratto dal documentario A Madena - La festa di Santa Maria Maddalena a Taggia di Franco Revelli.

A MADAENA - La festa di Santa Maria Maddalena a Taggia

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